Il Tirreno

Grosseto

l’omicidio della badante ucraina

Premeditazione, gelosia e quei panini non ritirati

GROSSETO. Dire che la premeditazione contestata a Sergio Bertini sia legata quasi esclusivamente a quei panini per Irina Meynster, ordinati al forno sotto casa per l'indomani e non ritirati, è...

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GROSSETO. Dire che la premeditazione contestata a Sergio Bertini sia legata quasi esclusivamente a quei panini per Irina Meynster, ordinati al forno sotto casa per l'indomani e non ritirati, è riduttivo. Perché la Procura ha individuato anche altri elementi che farebbero pensare a un omicidio non d’impeto ma preceduto da un fase preparatoria. Il capo di imputazione del fine indagini recapitato il 18 scorso al tecnico informatico di 48 anni, detenuto per l’omicidio avvenuto tra il 12 e il 13 ottobre 2013, non indica nel dettaglio gli elementi di premeditazione: parla di un delitto pluriaggravato, anche dall’abuso delle relazioni domestiche. Un delitto avvenuto quando Sergio aveva stretto le mani al collo di Irina, sua coetanea. E poi la Procura contesta la soppressione del cadavere: Bertini aveva abbandonato il corpo di Irina in una zona impervia, in località Purgatorio di Monte Argentario, gettandola in una scarpata (venne trovata 4 metri più sotto) e coprendola con arbusti e rami. Una sistemazione che avrebbe accelerato i processi putrefattivi e sulla quale sarebbero intervenuti anche gli animali selvatici visto che si tratta di un’area destinata al foraggiamento dei cinghiali. Bertini, che pure aveva confessato, rischia l’ergastolo.

Quali gli altri elementi che inducono la Procura a ipotizzare la premeditazione? Innanzi tutto, il tecnico informatico e la sua compagna avrebbero avuto vari litigi nei giorni precedenti e Sergio - divorato dalla gelosia - si sarebbe convinto che stava perdendo la sua Irina. Bertini sarebbe stato poi vittima di un’autentica ossessione: quella che lo avrebbe indotto a tenere sotto controllo le mail e il cellulare della donna. E il colpo finale potrebbe essere stato anche il colloquio con la psicologa, avvenuto qualche giorno prima (presenti entrambi), nel corso della quale la specialista avrebbe consigliato alla badante ucraina di interrompere una relazione tempestosa.

Ma è ipotizzabile che i sostituti D’Amelio e Nassi e il procuratore capo Verusio abbiano puntato in modo particolare su quell’episodio al forno: venerdì 11 ottobre Irina e Sergio erano andati al forno sotto casa, in via Ansedonia, avevano preso una frusta di pane e avevano ordinato dei panini: lui aveva spiegato che lei l’indomani sarebbe andata da un’amica a Roma. Un depistaggio, secondo gli investigatori, unito ai falsi sms inviati, agli appelli tv e alla valigia fatta ritrovare sul binario della stazione di Roma Ostiense. Ma il giorno dopo, sabato, quei panini non furono ritirati. Lunedì Sergio si era presentato di nuovo, comprando del pane e del prosciutto, spiegando che Irina aveva avuto un contrattempo per quello che doveva essere un viaggio non più per trovare un’amica ma per andare all’ambasciata. Una contraddizione, secondo chi ha condotto le indagini.

E poi il mercoledì precedente (il 9) i due erano andati dalla psicologa insieme: sarebbe stata una seduta burrascosa, soprattutto perché pare che Irina avesse “attaccato” Sergio. E anche questo elemento è stato valutato dalla Procura.

Che tuttavia nelle settimane passate ha dato parere negativo alla perizia psichiatrica chiesta dal difensore Tommaso Galletti: il gip marco Bilisari ha accolto l’opposizione, rilevando soprattutto l’atteggiamento collaborativo dell’indagato. (p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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