Il Tirreno

Grosseto

Licenziato dal market i medici riconoscono lo stato di mobbing

di Francesca Gori
Licenziato dal market i medici riconoscono lo stato di mobbing

Eurospin condannata dal giudice a pagare gli arretrati L’ex dipendente: «Mi hanno rovinato la vita»

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GROSSETO. Quel posto di lavoro lo aveva voluto e per anni era andato avanti con contratti annuali senza che nessuno avesse mai avuto nulla da ridire per il suo operato. Poi però, una volta scaduto il contratto e ottenuto il reintegro dopo aver rinunciato alla liquidazione degli arretrati, la vita di Giuseppe Rasà, 35 anni, era diventata un inferno. Tra gli scaffali dell’Eurospin di via Teano poteva succedere di tutto. Dai litigi con i capi reparto ai continui rimproveri, dalle lettere di richiamo inviate all’uomo, agli attacchi sul suo modo di lavorare. Fino al licenziamento. Ora il giudice del tribunale di Perugia ha emesso una sentenza che in parte rende giustizia a Rasà. Il licenziamento, impugnato dall’uomo seguito dall’avvocato Elena Pellegrini, era illegittimo. Fatto senza giusta causa.

Tutto è cominciato il 25 giugno 2013, quando Rasà ricevette la lettera di licenziamento per giusta causa inviata dall’Eurospin Tirrenica spa. «Quel giorno mi sono sentito morire - racconta - perché togliere il lavoro a una persona vuol dire portargli via la dignità». Rasà, nei mesi precedenti, da quando cioè era stato reintegrato nel suo posto di lavoro, era continuo oggetto di critiche e, in qualche caso, anche di offese. «La mia vita era diventata un calvario e ho deciso di farmi seguire da uno psicoterapeuta - racconta l’uomo - che poi mi ha consigliato di rivolgermi al centro antimobbing dell’ospedale Cisanello di Pisa». Lì, la commissione medica ha riconosciuto all’ex dipendente dell’Eurospin una sintrome ansioso-depressiva reattiva, compatibile con la situazione lavorativa che aveva vissuto fino ad allora. Ma questo è il secondo capitolo della vicenda di Rasà, che ancora non si è concluso.

Il giudice del Lavoro del tribunale di Perugia infatti, ha condannato Eurospin Tirrenica spa a corrispondere dodici mensilità all’uomo che, una volta ricevuto il certificato del centro per lo studio del disattamento lavorativo dell’ospedale di Pisa, ha rinunciato al reintegro. «Le sue condizioni erano incompatibili con l’ambiente lavorativo - dice l’avvocato Elena Pellegrini - e ora, grazie a questo certificato, intenteremo una causa per mobbing». Perché per Rasà e per il suo avvocato, di questo si tratta. «È mobbing se un caporeparto ti sta sempre addosso dicendoti che non sai fare il tuo lavoro, se ti riprende continuamente - dice il trentacinquenne - se la società per la quale lavori ti fa recapitare una lettera di richiamo nella quale c’è scritto che ero stato trovato fuori dal supermercato a fumare in orario di lavoro». Fatti, questi, che non sarebbero mai accaduti. «È vero che qualche volta ho risposto male - dice - ma quelle parole me le hanno levate dalla bocca». Dello stesso parere è stato il giudice Giampaolo Cervelli, che non ha ritenuto che il comportamento dell’ex dipendente del supermercato avesse i tratti dell’insubordinazione accompagnata da comportamento oltraggioso, che, sulla base dell’articolo 229 del contratto collettivo, sarebbe stato appunto sanzionabile con il licenziamento. Per il giudice, insomma, «le espressioni verbali di Rasà appaiono la reazione ad un ingiusto trattamento del quale riteneva di essere stato vittima, piuttosto che l’espressione di un’aperta e volontaria insubordinazione».

Ora, il prossimo capitolo di questa vicenda verrà scritto nella causa per mobbing che Giuseppe Rasà intenterà all’Eurospin. «Spero che questo capitolo si chiuda presto - dice - e che possa finalmente trovare un lavoro. Questa vicenda mi ha rovinato la vita. Ora vorrei solo tornare a fare tutto quello che facevo prima».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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