Il dolore
Per Greenpeace e Legambiente il lavoro inizia adesso
Ora che la Concordia è a Genova l’obiettivo è vigilare sul risanamento sulle operazioni di ripristino ambientale al Giglio
ISOLA DEL GIGLIO - Comincia ora il lavoro per Legambiente e Greenpeace. Ora che la Concordia è in porto a Genova. E' vero, lo sversamento di inquinanti in mare non c'è stato. La traversata del Tirreno del nord è andata bene. Ma al Giglio deve essere riconsegnato il mare e i fondali che aveva prima del naufragio. E "senza le scorciatoie che Costa di solito cerca di prendere".Ma non è tutto. Il santuario dei cetacei - deuncia Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente - è protetto solo sulla carta. Gli inchini delle navi - come quello c he ha causato il naufragio della Concordia - continuano. Il processo con la richiesta di danno ambientale al Giglio è ancora in piedi. La battaglia per lo smaltimento delle navi in Turchia o in India non è ancora vinta. Troppo per considerare chiusa la campagna "Costatitengodocchio". E per non sfruttare l'attenzione richiamata sulle questioni del mare dal più grande naufragio di nave passeggeri che ci sia mai stato.
Ciafani, ora che la Concordia è in porto a Genova che cosa resta da fare a Legambiente e a Greenpeace?
"Moltissimo direi. Abbiamo raggiunto solo il primo obiettivo che ci siamo prefissi, seguendo il viaggio della nave a bordo del Maria Teresa, il 49 pollici che ci ha messo a disposizione la fondazione Exodus di don Mazzi: abbiamo monitorato che il trasferimento dal Giglio avvenisse senza alcuno sversamento. Ma ora dobbiamo avviare una nuova serie di azioni".
Quali azioni, scusi?
"Vogliamo monitorare lo smantellamento della nave e soprattutto il ripristino ambientale al Giglio. Vediamo se è possibile farlo attraverso gli osservatori di monitoraggio: per la Toscana è già attivo dal maggio del 2012, visto che ha dovuto seguire sia il raddrizzamento sia il rigalleggiamento del relitto. Ora dovrà seguire anche tutta la fase finale del ripristino alla quale noi vorremmo che partecipassero le associazioni ambientaliste come presente indipendenti. Lo avevamo già chiesto per le fasi precedenti per la Concordia, ma non ci è stato concesso. Ci auguriamo che ora sia possibile".
Chi deve controllare la fase del ripristino ambientale al Giglio?
"Indipendentemente dal fatto che venga riconfermata o chiusa la gestione commissariale, tutte le istituzioni devono vigilare: il ministero dell'Ambiente, visto che il Giglio è inserito in un parco nazionale (quello dell'arcipelago toscano), la Regione Toscana, sia per autorizzare il cantiere sia per effettuare controlli attraverso l'Arpat. Eventualmente lo stesso commissario. Insomma, tutti devono stare con il fiato sul collo a Costa perché la società in questi due anni e mezzo ha dimostrato che se può utilizzare scorciatoie le utilizza molto volentieri".
Quando avrebbe utilizzato scorciatoie ambientali Costa crociere?
"E' stato molto evidente, ad esempio, quando ha tentato di portare la Concordia in Turchia per lo smantellamento. Ha cercato la scelta economica più vantaggiosa per sé, ma la peggiore sotto il profilo ambientale. In Turchia, nel porto di Smirne, come in India e Bangladesh, infatti, le navi si smaltiscono senza neppure mettere le panne per assorbire gli idrocarburi, i liquidi inquinanti: si sversa tutto in mare e punto. I relitti si piaggiano e si fanno demolire agli operai, spesso anche ai minorenni, senza alcuna garanzia per la sicurezza e la salubrità. Ecco perché le condizioni economiche sono così favorevoli".
Questo è solo un esempio, anche se serio
"Costa si sta comportando in maniera analoga per lo smantellamento dei falsi fondali al Giglio. Sta girando da tempo una voce secondo la quale le piattaforme su cui poggiava la Concordia si possano mantenere per fare attività di diving (immersioni). I fondali del Giglio non hanno mai avuto bisogno di piattaforme artificiali per garantire un flusso di turismo subacqueo importante che c'è sempre stato. Al Giglio, i fondali devono essere restituiti senza piattaforme, nel rispetto della legge, cercando di minimizzare l'impatto anche in fase di smantellamento del cantiere. Perciò dico che tutti i soggetti interessati devono sedersi attorno a un tavolo per definire le modalità di monitoraggio pre e post cantiere. E tutti devono fare la loro parte perché anche il ripristino ambientale avvenga nel migliore dei modi".
Ma poi come si tutelerà l'isola del Giglio nel suo insieme e il santuario dei cetacei? Ci sono norme generiche e non sanzioni specifiche per chi inquina queste aree protette
"In effetti è così. E la vicenda Concordia ha dimostrato l'esistenza di una rivalità fra Italia e Francia gli stati che, con il Principato di Monaco, si affacciano sull'area protetta di Mediterraneo classificata come Santuario dei cetacei, minacciata, oltretutto, dalla presenza di plastiche che se ingerite da delfini, stenelle e altri mammiferi marini possono causarne la morte. Ora mi auguro che la grande attenzione che c'è stata sulla vicenda del naufragio possa far invertire rotta a questi paesi anche se le premesse e gli scontri fra Ségolène Royal (ministro francese dell'Ambiente) e il ministro italiano Gianluca Galletti non ci fanno ben sperare. Dovrebbero, però, capire che se un problema avviene a largo di Livorno o della Costa azzurra non riguarda solo il proprio spicchio di mare. Se non si arriva a comprendere questo, il Santuario dei cetacei rischia di restare solo area protetta tracciata in carta nautica. Tanto più che in caso di inquinamento non esistono particolari sanzioni che tutelino un habitat particolare come questo: si applicano le sanzioni che valgono altrove".
E' il problema che esiste anche per gli inchini, giusto?
"E' proprio così. Noi ripartiamo con una campagna, insieme a Greenpeace per costringere i colossi del mare a lavorare in tutta sicurezza sia per i turisti sia per le coste. L'incidente del Giglio non è stato solo una fatalità. La Costa, come le altre compagnie di crociera, dava come regola di ingaggio ai propri comandanti quella di avvicinarsi il più possibile alle coste per mostrare come una cartolina quello che si vede dalle balconate delle navi. Quando la Concordia è naufragata, c'è stato un grande impeto per imporre un divieto a questa usanza. Il ministero dell'Ambiente ha predisposto un decreto, ma dopo poche settimane la lobby delle società di crociera è riuscito a neutralizzare il decreto anti-inchini, attraverso una modifica introdotta dal ministero delle Infrastrutture. E quindi, grazie all'influenza di Confindustria, si propongono ancora gli inchini o si fanno avvicinare le navi a Venezia, Capri e alle più belle località italiane".
Una resa su tutti i fronti?
"Non per quello che ci riguarda. Noi ci battiamo ancora contro gli inchini. E per la vicenda Concordia, come Legambiente siamo anche costituiti parte civile nel processo. Certo imputato è l'ex comandante Francesco Schettino, ma a nostro avviso parte della colpa è da attribuire a Costa che ha dato l'autorizzazione a fare l'inchino".
E nel caso vi venisse riconosciuto un risarcimento come lo usereste?
"A mio avviso il danno subito dal Giglio, dal suo ambiente e dalla sua economia è pesantissimo. Nel caso in cui ci venisse riconosciuto come parte civile un risarcimento, lo investiremmo nel territorio che ha subito danni. Nel Giglio e nell'arcipelago toscano".
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