Attenzione
«È qui che mio padre fu ferito nel 1944»
Dagli Usa a Ravi per prendere in consegna la piastrina identificativa del soldato trovata da un appassionato grossetano
RAVI. È arrivato dagli Usa per vedere il luogo dove suo padre fu ferito giusto settanta anni fa, quando il fronte stava attraversando la nostra provincia. Un luogo di cui lui, Robert Glomb, oggi 62 anni, ignorava l’ubicazione fino a che quattro anni fa un grossetano appassionato di ricerche di oggetti militari, Daniele Bianchini, ex ispettore della polizia di stato, aveva rinvenuto nelle macchie di Ravi la doppia piastrina - la cosidetta dog-tag - che i militari dell’Esercito statunitense portavano addosso per poter essere identificati.
Rintracciata la famiglia grazie anche al web, Bianchini aveva invitato Robert sui luoghi in cui suo padre Oscar F. Glomb rimase ferito, verosimilmente in un combattimento contro i tedeschi in ritirata verso nord, perdendo le piastrine e altri effetti personali, tutti rinvenuti sotto dieci centimetri di terra grazie anche a un metal detector. E lì pochi giorni fa, con una leggera sfasatura temporale - in Maremma in fronte era passato alla fine del giugno 1944 - è avvenuta la riconsegna ufficiale di questa singolare testimonianza di una pagina di storia indimenticabile.
Un momento commovente per Robert, per sua moglie Diane, per suo figlio Corin che Daniele, accompagnato dall’amico Gino Bennati e dal nipotino di questi, Maicol, ha accompagnato sui colli tra Ravi e Gavorrano Scalo per indicare loro il luogo esatto del ritrovamento. Oscar Glomb era nato nel 1919 in Texas, a Shiner, ed era vissuto lì fino all’arruolamento, avvenuto nel 1941: 36ª Divisione di fanteria, Compagnia G, sbarco a Salerno, combattimenti a Cassino, liberazione di Roma, poi il ferimento. Tornato in patria, nel 1945 si era sposato con Dorothy e aveva avuto quattro figli. È morto nel 1998. Era tornato in Italia, a Salerno, tanti anni prima, anche perché sperava di trovare da qualche parte la sua piastrina.
Di lui Bianchini era riuscito a sapere da un altro figlio, Steve, che la famiglia lo credette morto per qualche tempo dopo aver ricevuto la notizia che era rimasto coinvolto del conflitto a fuoco (nelle vicinanze di Ravi venne trovato un carro armato Tigre tedesco). «Ero rimasto colpito dal ritrovamento delle due piastrine insieme - racconta Bianchini ripercorrendo i momenti del ritrovamento, risalente al 2010 - perché non si trovano praticamente mai insieme: in caso di decesso del soldato, una veniva inviata alla famiglia, l’altra veniva conservata insieme al cadavere. Ma Oscar deve essere rimasto ferito e nella concitazione dei soccorsi deve aver perso entrambe le piastrine: ecco perché le ho trovate insieme».
Adesso Daniele ha chiuso veramente i l cerchio. Con impegno e con l’aiuto di amici sul web, ma anche con soddisfazione, per essere riuscito a restituire alla famiglia di Oscar gli oggetti cari che le appartengono ma anche per aver contribuito a ricostruire uno spicchio della vita di quest’uomo che aveva attraversato l’Atlantico con il fucile a tracolla per andare a liberare un Paese lontano in cui aveva rischiato di lasciare la vita.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
