Il Tirreno

Grosseto

Testa di un cinghiale nel parco

di Gabriele Baldanzi
Testa di un cinghiale nel parco

È stato scuoiato e la pelle abbandonata vicino ai giochi per i bambini Probabile che si tratti di un macabro avvertimento

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SASSOFORTINO. Prima le zampe, anzi gli zoccoli di due irsuti, mozzati e abbandonati lungo la strada provinciale che collega Roccastrada e Sassofortino, in località Ponte di Curio. Poi - peggio ancora - la testa e la pelle di un'enorme scrofa lasciati nel parco pubblico del paese, a pochi metri dalla casetta dei cacciatori, il luogo del rialto, il punto di aggregazione della squadra locale dei cinghialai.

Nei dintorni di Sassofortino, ormai da diversi mesi, c'è qualcuno (sicuramente uno o più bracconieri) che si diverte così: di notte si apposta al balzello, spara, uccide e dopo dissemina le prove dell'ammazzatina. Facendo in modo che a sapere siano prima di tutto i cacciatori del “Filo spinato”, formazione storica della Maremma, da sempre tra le più prolifiche in Toscana per numero di abbattimenti. Quasi a voler dire: «Io ne prendo più di voi, quando voglio».

Adesso c'è preoccupazione e la volontà di un paese intero di scoprire chi si nasconde dietro a certi episodi. È stata fatta una segnalazione alle guardie provinciali, che potrebbero presto chiudere il cerchio intorno ai responsabili. In effetti lo spettacolo offerto da questa “semina di feticci” è tutt'altro che edificante e lascia presupporre che in zona vivano persone che vogliono lanciare dei messaggi (non proprio di amicizia) a chi la caccia la pratica “intra legem” e combatte il bracconaggio con convinzione. «Non è la prima volta - conferma il presidente della squadra di Sassofortino Paolo Diani - che troviamo queste macabre tracce del passaggio di bracconieri nei posti che solitamente frequentiamo. Qualche anno fa furono gettate addirittura sotto la macchina del nostro capocaccia. Noi crediamo che si tratti di una stupida presa in giro e il silenzio probabilmente sarebbe la soluzione migliore. Tuttavia capisco che lasciare pezzi di scarto di un cinghiale a giro per un paese non è tollerabile e non si deve sottovalutare la portata di certi gesti».

Eppure non si comprende quale eventuale avvertimento si voglia lanciare. Ci sarebbero dei sospetti, degli avvistamenti; testimonianze ritenute attendibili. Vedremo. Qui la disciplina della caccia al cinghiale è prima di tutto aggregazione. Qualcosa che va oltre i tre mesi invernali (da novembre a febbraio) in cui si battono boschi e campagne intorno al paese. Quella di Sassofortino è la squadra con il maggior numero di ospiti in provincia di Grosseto. Tiene una media di oltre 40 cacciatori a battuta e ogni tanto riesce addirittura a organizzare cacciate con cento doppiette. «La nostra - prosegue il presidente Diani - è una squadra rigorosa, ben organizzata. Il rispetto delle regole, dei compagni di cacciata, dei territori, viene prima di ogni altra cosa. Molti di noi sono cacciatori giovani, sotto i 45 anni. L'obiettivo è divertirci rispettando le regole, continuando a coltivare l'ospitalità. Nemici crediamo di non averne».

E in effetti è un coro di indignazione quello che si leva al bar Da Momo, altro luogo di ritrovo dei cacciatori. «Storie come questa fanno male a tutto il movimento della caccia - commenta Francesco Zoni, uno dei canai di Sassofortino - pochi bracconieri fanno passare tutti noi per delinquenti; danneggiano l'immagine di una categoria, di un territorio. Un paio d'anni fa lasciarono 8 monconi di zampa e una testa di cinghiale alla sbarra d'ingresso della mia proprietà. Feci denuncia. Forse sono le stesse persone».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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