Finanza
Sito gioiello, percorso fantasma
Turisti inferociti: l’area archeologica di Cosa è introvabile o quasi, i cartelli sono divelti o assenti
COSA. Dov’è la città di Cosa? Quali indicazioni seguire per arrivare al sito archeologico dell’antica colonia romana sul promontorio di Ansedonia? Se lo chiede chi ad esempio, provenendo da nord e arrivato nei pressi di Ansedonia, decide di lasciare l’Aurelia e andare a visitare l’antico insediamento.
Sull’Aurelia nemmeno l’ombra di una indicazione: è indicata l’uscita per la famosa località frequentata anche da vip ma non c’è nessun riferimento sulla presenza di un sito archeologico. Una volta che il turista ha lasciato la statale Aurelia in direzione Ansedonia, per trovare il primo cartello utile deve almeno percorrere oltre un chilometro per scoprire di essere sulla strada giusta. Dopo il primo cartello il turista inizierà a inerpicarsi verso il promontorio e troverà l’ultimo cartello utile divelto, piegato tanto da non sapere quale strada percorrere. Il turista, però, non si perde d’animo e arriva fino in cima, credendo che la sua odissea verso “la nuova Itaca” sia terminata: in realtà non sa che la strada per arrivare fino al cancello del sito è a dir poco sconnessa.
Stesso dicasi per la strada interna, messa un po’ meglio ma non proprio in ottime condizioni a causa anche delle piogge. Ovvio che, visto che si tratta di un sito antico, ogni opera deve essere fatta con il minimo impatto ma va da sé che qualcosa, in quella strada, dovrebbe esser fatta anche tenendo conto che il personale la percorre ogni giorno e l’anno scorso qualcuno, a fine anno, ha dovuto fare lavori alla macchina. Cosa, dunque, è un presidio che permetteva il completo controllo sia per gli attacchi provenienti dal mare che da terra, ma oggi è sperduto nel promontorio di Ansedonia. «I turisti – dicono dal museo – a volte arrivano inferociti perché non trovano indicazioni e quella sulle difficoltà di raggiungimento è la protesta più frequente».
Una protesta che ha spinto il personale del museo a protocollare una specifica domanda al Comune di Orbetello per chiedere che si faccia qualcosa per dare visibilità a questo luogo antico e meraviglioso. «A volte – spiegano – facciamo seguire le indicazioni per i ristoranti, quelli si che sono ben segnalati». Ciò che si chiede sono dei cartelli che una volta c’erano e che poi sono scomparsi a opera di una mano invisibile. Ma le difficoltà non sono ancora finite. Se una scolaresca volesse andare a visitare gli scavi non può farlo o meglio, può ma non con un pullman: per raggiungere Cosa si deve passare, sia che si provenga da Roma che da Grosseto, sotto due ponti della ferrovia, troppo bassi da permettere il passaggio di un pullman. «Ci vorrebbe un sistema di navette – dicono dal museo – ma servono soldi». Dal museo ricordano che, appena fuori dal sito, il proprietario dell’area e della strada aveva ceduto a suo tempo parte della zona al Comune di Orbetello in modo che fosse realizzato un parcheggio a uso del museo. Ma ancora nulla. Un sito di pregio, visitabile pagando solo 2 euro (1 euro il ridotto) che in estate ospita spettacoli teatrali. E che chiede aiuto per essere essere considerato una risorsa.
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