Il dolore
Fossa Imhoff “clandestina”, guerra legale
Cinigiano, i proprietari di un terreno scoprono dopo anni che il Comune ha costruito senza espropriare
CINIGIANO. Scoprire, dopo anni, che la fossa Imhoff che il Comune ha costruito nel tuo terreno è lì senza che sia mai stato fatto l’esproprio. E doversi rivolgere a ben due tribunali, ordinario e amministrativo, per avere giustizia. Pare assurdo ma è quel che è accaduto a marito e moglie, i signori Irma Brekenfeld ed Ernst Mossbacher, cittadini tedeschi con casa nella campagna di Poggi del Sasso nel comune di Cinigiano.
A metà anni ’90 il Comune progetta una fossa Imhoff, cioè un pozzo nero, ad uso di una dozzina di case del circondario e nel 2000 la costruisce in un pezzo di terreno di proprietà dei Mossbacher. La fossa è fatta di tre vasche e occupa circa 10 metri quadrati. «Quando il Comune ha costruito la fossa – spiegano i coniugi – abbiamo pensato che, essendoci una finalità pubblica, fosse tutto in regola. Quando però, qualche anno dopo, l’Acquedotto del Fiora ha avuto bisogno di costruire una strada d’accesso e ci ha presentato tutti i progetti e tutte le carte, ci siamo resi conto che per la fossa Imhoff quel materiale non ci era mai stato presentato».
Insomma, il Comune non aveva mai fatto l’esproprio e non aveva, dunque, mai pagato ai proprietari il dovuto per l’occupazione del terreno. Che era dunque illegittima.
I tentativi bonari di risolvere la situazione senza andare per tribunali falliscono e nel 2010 i due coniugi, assistiti dall’avvocato Laura Fabbiani di Grosseto, fanno causa al Comune di Cinigiano chiedendo che rimuova la fossa, ripristini il terreno e paghi loro i danni.
Il Comune, assistito dall’avvocato Leonardo Piochi di Poggibonsi, prima sostiene di aver regolarmente fatto l’esproprio, poi però, sul finire della causa civile, con una determina del 30 ottobre 2013 ammette l’occupazione usurpativa e fa una acquisizione sanante del terreno dove si trova la fossa, dicendo dunque implicitamente di non aver fatto proprio tutto in regola.
Ai signori Mossbacher l’acquisizione viene comunicata a nel giro di 24 ore. Troppo repentinamente, secondo i due coniugi, che lamentano di non aver potuto, così, esporre le proprie ragioni. I signori Mossbacher fanno dunque ricorso al Tar e lo vincono (assistiti dall’avvocato Gulina). Al che il Comune fa appello al Consiglio di Stato ed entrambe le parti stanno aspettando la sentenza. «Nel frattempo, il giudice grossetano ha sospeso la causa civile perché vuole aspettare l’esito del Consiglio di Stato», spiegano i coniugi.
Dal canto suo, il Comune si difende sostenendo che la richiesta dei due coniugi è troppo alta rispetto al valore del terreno. «I signori Mossbacher e Brekenfeld chiedono 15mila euro per l’occupazione nei prossimi 30 anni più 10mila di indennizzo, per un terreno il cui valore venale è di appena 1.122 euro», spiega l’avvocato Piochi.
Ma i due cittadini tedeschi, maremmani d’adozione, sono più che determinati: «Abbiamo deciso di rendere pubblica questa vicenda perché vediamo quanto spesso i Comuni spendano soldi pubblici per sostenere queste cause in cui sono chiaramente colpevoli. E ci dispiace».
E oltre al dispiacere e alla rabbia per il torto subito e l’estenuante doppia battaglia contro il Comune, c’è pure la beffa. La fossa Imhoff, infatti, serve a una dozzina di case della piccola frazione, ma non alla casa dei signori Mossbacher.
Francesca Ferri
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