Gioco
L’Oleoteca è d’autore Premio targato In/Arch
Lo spazio degustazione e vendita di Seggiano ha ricevuto una menzione speciale Il riconoscimento è andato ai progettisti e al Comune committente dell’opera
SEGGIANO. C’è anche l’Oleoteca di Seggiano tra le opere ritenute degne delle cinque menzioni speciali assegnate dalla giuria del Premio nazionale di architettura “Bar e ristoranti d’autore», alla sua prima edizione e promosso dall’Istituto nazionale di architettura In/Arch, Gambero Rosso, Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre, Artribune e Archilovers con il patrocinio di Host Milano, Salone internazionale dell’ospitalità organizzato da Fiera di Milano.
Il riconoscimento è andato allo Spazio di degustazione e vendita del "Museo dell'Olivastra e della Terra di Seggiano", progettato da Giuseppe (detto Mao) Benedetti, Jacopo Benedetti, Vania Gianese, Sveva Di Martino con Stefano Scialotti, progetto di cui è stato committente il Comune di Seggiano.
L’obiettivo del Premio è di promuovere - con il coinvolgimento di una vasta gamma di interessi culturali, civili, professionali e imprenditoriali - il design e l’architettura di spazi destinati alla ristorazione, alla somministrazione ed al retail di prodotti eno-gastronomici. Progettisti e committenti sono stati i premiati per le opere realizzate tra il 20008 e il 2013; la giuria ha assegnato anche, appunto, le menzioni. La cerimonia di premiazione si terrà a Milano, all’Homi, il 15 settembre, e in quella occasione saranno consegnate le targhe del “Premio Nazionale di Architettura Bar e Ristoranti d’Autore” alle opere realizzate. L’attenzione e la cura nel design d’interni di ristoranti, enoteche, caffè e bar è cosa di cui è difficile recuperare le origini. Una attenzione che è sempre stata elevatissima fin quando questi luoghi erano considerati spazi per un consumo esclusivo e che si è via via diluita, negli anni del benessere diffuso, mentre la “cena fuori” o “il caffè al bar” diventavano abitudini alla portata di quasi tutta la popolazione. Negli ultimi anni un cambiamento ulteriore: la sovrabbondante offerta ha posto la necessità, presso gli imprenditori più attenti, di caratterizzarsi per definire in maniera chiara il proprio messaggio e per fidelizzare (o rassicurare, o scioccare) la clientela. Architetti, designer e creativi (a partire soprattutto da Londra negli anni Novanta, una città che fino ad allora aveva completamente trascurato la cosa) sono così tornati a progettare spazi comuni dedicati al cibo, al vino, all’acquisto di cose buone.
La giuria presieduta dall’architetto Paolo Desideri ha visto la partecipazione di Paolo Cuccia, presidente di Gambero Rosso, Michele Perini, presidente di Fiera di Milano, Ferdinando Napoli, presidente di Archilovers, dell’architetto Guendalina Salimei, di Massimiliano Tonelli, direttore di Artribune.
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