Sicurezza
Colonie feline regolamentate Accordi in vista tra Asl e Comuni
In arrivo protocolli d’intesa per prevenire il randagismo e tutelare in particolare cani e gatti Tra gli input, quello di limitare l’eccesso di cibo per garantire l’aspetto sanitario e di igiene pubblica
GROSSETO. Per evitare che le colonie feline vadano fuori controllo a scapito dell’igiene urbana, la mossa giusta potrebbe essere quella di regolamentare la quantità di cibo da somministrare ai gatti randagi. Limitando dosi eccessive di mangime che creino, tra le altre cose, sporcizia attirando ospiti indesiderati. Con questi e altri input, nuovi protocolli sono in arrivo tra Asl 9 e Comuni, all’interno di un percorso di concertazione attivato sul territorio per la prevenzione del randagismo e la custodia degli animali da affezione.
L’Asl 9 ha da poco approvato uno “schema” di protocollo d'intesa, che prelude alla firma di una serie di protocolli tra l’Asl 9 e i Comuni della provincia di Grosseto. L’azienda sanitaria punta a integrare la propria azione con quella delle singole amministrazioni per costruire un percorso virtuoso: le azioni di prevenzione del randagismo dovrebbero dunque essere personalizzate “sul campo” in base alle situazioni e alle singole realtà i cui dettagli sono da definire.
D’altra parte la situazione è complessa. In Maremma, si sa, rappresentano un problema serio la circolazione negli ambienti periurbani e rurali di cani vaganti incustoditi e, altrettanto, il sovrappopolamento delle colonie feline. Adesso, con la nuova delibera firmata dal direttore generale Fausto Mariotti, si assiste a un tentativo di integrare le azioni sanitarie e amministrative, per rendere più efficaci i risultati. Il fine ultimo - si legge in delibera - è ottimizzare le risorse disponibili, accrescere l’efficienza operativa, valorizzare le professionalità già formate. Insomma, arrivare nel tempo a una copertura completa dei servizi tesi a ridurre la presenza di cani non identificati e al controllo delle colonie feline che, in alcuni casi, fanno sfuggire dal controllo l’igiene urbana.
Per le colonie feline il Comune raccoglie le segnalazioni dì raggruppamenti dì gatti e ne avvia la procedura di riconoscimento; poi viene individuata l’associazione senza scopo di lucro avente finalità di protezione degli animali, oppure il soggetto privato che opera con analoghe finalità, a cui affidare l'alimentazione e la cura dei gatti. II Comune procederà al censimento della colonia mentre l’Asl verificherà che la collocazione della colonia, e soprattutto la zona per l’alimentazione, sia compatibile con l’igiene urbana. Sarà a carico dell'Asl la sterilizzazione dei soggetti appartenenti alle colonie formalmente registrate, che dovranno essere condotti al centro chirurgico di Villa Pizzetti dalle associazioni o dai soggetti privati responsabili. Nella stessa occasione verrà applicato un microchip e avverrà l’iscrizione all’anagrafe regionale degli animali d’affezione a nome del Comune. Tutto questo per connotarne l’appartenenza territoriale e per prevenire l’eventuale ripetizione di interventi di sterilizzazione chirurgica. Per evitare l’effetto di attrazione e concentramento nei confronti di gatti di proprietà o non appartenenti alle colonie stabili, si vorrebbe procedere anche a regolamentare la modalità di somministrazione di alimenti, limitandone la quantità messa a disposizione. Regolare le dosi e la disponibilità di cibo ai gatti di colonia allo stretto necessario per vivere, senza esagerare, condurrà all’eliminazione di grossi avanzi per strada, che com’è noto oltre a far crescere a volte fuori controllo le colonie attirano anche animali “infestanti” come topi. Novità anche per i canili. Nei protocolli che verranno stipulati tra Asl e Comuni si dovrebbe dettagliare la ripartizione dei compiti e dei costi per quanto concerne la verifica della identificazione dei cani e la loro ammissione alle strutture, le visite cliniche di ingresso, gli eventuali interventi di pronto soccorso, le richieste dati, etc. In futuro l’identificazione dei cani sarà capillare, così come la sterilizzazione dei soggetti che vengono trasferiti ai canili-rifugio. I Comuni, per gli oneri di competenza, si serviranno dei gestori dei canili, sui quali la Asl, annualmente, svolgerà verifiche sull’accreditamento della struttura e sulla sussistenza di un adeguato livello di benessere degli animali.
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