Il dolore
«Brutta come una scimmia» Offese e botte, mariti a giudizio
GROSSETO. Tre uomini violenti, tre uomini che non si sono limitati a offendere le proprie mogli e compagne ma che le hanno anche picchiate e maltrattate. E che ora dovranno rispondere davanti al...
GROSSETO. Tre uomini violenti, tre uomini che non si sono limitati a offendere le proprie mogli e compagne ma che le hanno anche picchiate e maltrattate. E che ora dovranno rispondere davanti al tribunale delle ripetute offese rivolte alle loro donne.
Si tratta di un albanese di 45 anni (difeso da Alberto Bancalà), di un quarantanovenne di Campagnatico (difeso dagli avvocati Luciano Giorgi e Carlo Valle) e di un uomo di Monte Argentario di 49 anni (difeso dall’avvocato Mara Renzetti). Tutti e tre rinviati di fronte al tribunale dal giudice per l’udienza preliminare.
«Stupida, Io con te faccio quello che voglio. Levati di qui che mi dai noi». Era questo il tenore delle minacce e delle offese che il quarantacinquenne albanese rivolgeva a sua moglie davanti ai figli minori. L’uomo però non si sarebbe limitato soltanto a questo. l’avrebbe picchiata, anche quando lei era incinta, avrebbe preteso rapporti sessuali che la donna rifiutava, l’avrebbe trascinata per i capelli per duecento metri. Fino ad arrivare a puntarle un lungo coltello alla gola, urlandole che l’avrebbe ammazzata. L’uomo è stato rinviato a giudizio per i reati di maltrattamenti, minacce, violenza sessuale. E quando la notte, lei finalmente riusciva ad addormentarsi, lui la svegliava per buttarla fuori di casa.
Il fatto che fosse incinta, non ha fermato nemmeno il marito violento della donna di Campagnatico, colpita al ventre con la portiera della sua auto mentre la donna aspettava il loro figlio. «Sei grassa, fai schifo - le avrebbe ripetuto - non vali niente, sei una fallita». Anche lui dovrà presentarsi davanti al giudice per rispondere del reato di maltrattamenti dopo averle anche appoggiato un pugno sul volto.
Cambia la scena ma il copione resta lo stesso anche nel caso dell’uomo di Monte Argentario rinviato a giudizio. Oltre a non pagare le spese per mantenere la propria figlia, l’uomo sposato con una donna del sude est europeo, l’ha offesa più di una volta chiamandola «brutta scimmia» e dicendole più e più volte «questa è casa mia e faccio quello che mi pare» oppure «mostrandole il coltello e dicendole «non c’è la bimba ora tocca a te».
Loro li hanno denunciati e ora il gup ha deciso di rinviarli a giudizio. Presto, per loro, si apriranno le porte dell’aula del tribunale.
Francesca Gori
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