Attenzione
Fu ucciso da un albero Condannato solo l’operaio
Arsenoaia Gheorghita aveva 26 anni quando rimase schiacciato nel bosco Il giudice ha assolto i titolari dell’azienda per la quale lavorava il giovane
SANTA FIORA. Uno schianto, un urlo, un corpo che rotolava giù per un dirupo. Poi i lamenti, la lotta per rimanere in vita e il dolore, i pianti della moglie e dei parenti che hanno rotto il silenzio del Monte Amiata. Morì così Arsenoaia Gheorghita. Faceva il boscaiolo e aveva appena 26 anni, era sposato e padre di un bambino di 28 mesi. Abitava a Santa Fiora con la sua famiglia ed era in Italia da tre anni quando successe quel terribile incidente nel bosco di Rondinelli. Per la morte di Arsenoaia furono rinviati a giudizio Stefano Martini, Roberto Carnicelli e Angelo Marconi, rispettivamente legale rappresentante della C.T.M., preposto della stessa società e operaio forestale della stessa ditta. Per loro l’accusa era di omicidio colposo. Ora, a distanza di sei anni, il tribunale di Grosseto ha emesso la sentenza nei confronti dei tre uomini. Angelo Marconi, 64 anni di Arcidosso, operaio dell’azienda che quel giorno aveva materialmente tagliato l’albero che ha travolto il giovane boscaiolo, è stato condannato a quattro mesi di reclusione e a una multa di duecento euro, oltre al pagamento delle spese processuali.
Il giudice Giovanni Puliatti ha assolto Roberto Carnicelli, 56 anni e Stefano Martini, 47 anni, perché il fatto non costituisce reato.
Il giorno in cui successe l’incidente, la squadra di boscaioli era intenta a tagliare gli abeti di un rimboschimento alla Zancona, una frazione di Arcidosso sperduta nella montagna. Quattro uomini formavano la squadra. Al momento della tragedia due stavano lavorando nella spianata in alto, sopra a un fosso, poco distante dalla frazione delle Macchie; altri due invece stavano tagliando gli abeti lungo un costone ripidissimo: uno era in alto, Gheorghita più in basso. Il ragazzo probabilmente non si era reso conto del pericolo e quando l'albero è venuto giù lui, il giovane romeno, si è trovato proprio lì sotto, nella traiettoria della pianta che stava cascando ed è stato investito, probabilmente dalla chioma. Ha perso l'equilibrio e il casco di protezione (che indossava) gli è schizzato via mentre lui ruzzolava per la scarpata battendo più volte, violentemente, la testa contro tronchi e sassi. Era vivo, Arsenoaia Gheorghita, quando i suoi compagni sono accorsi per prestargli aiuto. Ma le sue condizioni erano gravissime e le lesioni alla testa evidenti. Col telefonino è stato avvertito il titolare dell'azienda, Stefano Martini, ed è stato chiamato il 118. I medici arrivarono subito e uno di loro si calò giù dall'elicottero per iutare il ragazzo.
Ma per Arsenoaia non ci fu nulla da fare, e il giudice per le indagini preliminari Pietro Molino rinviò a giudizio il titolare, il preposto e l’operaio a giudizio.
Quel giorno, il dramma della morte del ragazzo fu vissuto da tutti i suoi compagni di squadra che stavano lavorando nel bosco e che si strinsero intorno alla moglie del giovane, Fiorentina, arrivata là quando ancora il corpo era coperto dal telo. In braccio aveva il suo bambino e con lei c’era anche il fratello del giovane boscaiolo. L’albero che travolse il ventiseienne era alto ventisei metri. Ogni metro di quella pianta corrispondeva a un anno della vita del ragazzo che era arrivato con la sua famiglia dalla Romania per vivere in un paese dove si respirava meno miseria. Senza pensare alla morte, che lo avrebbe portato via a sua moglie e a suo figlio.
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