Sicurezza
Concordia, ecco le immagini mai viste degli interni
La plancia di comando, gli ascensori e altre stanze così come sono state fissate in due sopralluoghi decisi dal Tribunale. Una testimonianza cruda della tragedia

GROSSETO. Eccola, la Costa Concordia: com'era e come non sarà più. Fissata in due momenti ben precisi, quelli dei sopralluoghi decisi dal Tribunale che sta ancora processando Francesco Schettino. Il 23 gennaio 2014, quando furono ispezionati la plancia e la retrostante safety room, e il 27 febbraio 2014, quando l'attenzione si era concentrata sul locale del diesel generatore di emergenza (il Dge) e sugli ascensori.
FOTO: Le immagini mai viste degli interni della Costa Concordia
In quei giorni, una quarantina di persone - magistrati, avvocati, consulenti e nel secondo sopralluogo anche lo stesso Schettino - verificarono le condizioni della nave, alla ricerca di ulteirori elementi utili su cui ancorare il giudizio "tecnico" sul naufragio del 13 gennaio 2012: vennero prelevate le memorie informatiche residue in plancia (risultate poi tutte inutilizzabili); venne verificato il funzionamento dell'interruttore 901 del Dge per quel malfunzionamento le cui cause sono state in seguito attribuite dai periti a un sovraccarico anomalo; venne constatato lo stato delle porte degli ascensori tra i piani 7 (fino a quella data il più alto riemerso) e 11, e in un vano degli ascensori vennero trovati dei corpi senza vita.

In quelle due occasioni personale dei carabinieri appositamente incaricato riprese, con la macchina fotografica e con la videocamera, gli interni della nave oggetto degli approfondimenti decisi dal collegio del Tribunale nel corso del processo. Furono i periti a indicare gli oggetti e i locali da riprendere, raccogliendo anche le indicazioni dei consulenti di parte.
Sono le uniche immagini di quelle due ispezioni, perché il Tribunale aveva vietato riprese diverse.
E sono immagini crude nella loro essenzialità, testimonianze di una tragedia senza precedenti. Al pari degli interni delle cabine dei passeggeri, già pubblicate nei mesi scorsi, quelle con i bagagli accatastati alla rinfusa in ambienti che avrebbero dovuto raccontare soltanto spensieratezza. C'è il pavimento della plancia ridotto al solo telaio dopo che i pannelli erano volati via a causa del rovesciamento; ci sono le apparecchiature di bordo incrostate dalla permanenza nell'acqua del mare per un anno e mezzo (il raddrizzamento risale al settembre 2013) e comunque dalle intemperie; ci sono i pulsanti dei comandi di emergenza, compreso quell'abbandono nave che secondo l'accusa Schettino avrebbe colpevolmente tardato a schiacciare; ci sono le strumentazioni del generatore di emergenza; ci sono gli ascensori dalle porte divelte e c'è l'acqua che copre fino al piano riemerso l'androne panoramico. E a contorno ci sono tubazioni, cavi, fettucce colorate, poste dopo il naufragio: in altro parole, tutto ciò che in questi due anni e più è servito a rimettere in piedi la Concordia, per farla partire per quello che sarà davvero il suo ultimo viaggio.

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