Sicurezza
«Usciamo dall’Unione»
La richiesta dei consiglieri di minoranza di Seggiano
SEGGIANO. Dopo la minoranza di Cinigiano adesso anche quella di Seggiano chiederà l’uscita del Comune dall’Unione Amiata grossetana, adducendo come motivo che vi sia nei sindaci una politica ostruzionista nel far funzionare la macchina del sovraente. Ma i sindaci assicurano che niente di vero c’è in questa affermazione. A lanciare la provocazione (dopo Barbagli di Cinigiano) è Marcello Bianchini, responsabile della Lista Civica Comune Unico e dice di esprimersi anche a nome dei consiglieri di minoranza Cologgi, Simi e Santella, i quali, a detta di Bianchini «eletti nel consiglio di Seggiano come membri di minoranza e il primo delegato alla Unione dei Comuni, hanno maturato la certezza che l’Unione, istituita nel settembre 2011 di fatto non è mai nata». Secondo Bianchini e i suoi le cause sono «le insuperabili resistenze frapposte dai sindaci che ne fanno parte, in modo particolare di quelli con più abitanti: Castel del Piano e Arcidosso. L’inevitabile conseguenza di un simile comportamento, secondo Bianchini, è stata quella di avere rinviato di sei mesi in sei mesi, e di continuare a farlo, l’attuazione del programma organizzativo del nuovo ente, con i conseguenti negativi risultati che gli uffici dei singoli comuni sono stati, di fatto, depotenziati; i servizi sono peggiorati in quantita’ e qualità, l’affaticamento burocratico è aumentato; le professionalità esistenti non sono state sufficientemente valorizzate; i costi complessivi della macchina amministrativa sono aumentati». Il motivo per cui si starebbe rallentando la messa a punto della Unione è che «se l’Unione dei Comuni area grossetana funzionasse, lo sbocco naturale ed inevitabile sarebbe la creazione del Comune Unico fra gli enti che ne fanno parte». Per questi motivi Bianchini, Cologgi, Simi e Santella fanno sapere che in occasione del prossimo consiglio Comunale di Seggiano e nella prossima assemblea della Unione dei Comuni Amiata Grossetana, chiederanno l’uscita dalla stessa e l’aggregazione a quella del versante senese. Ma mentre le minoranze vogliono uscire dall’Unione, la nuova giunta dell’Ente, formata da tutti gli 8 sindaci dell’Amiata grossetana e guidata da Claudio Franci, sta alacremente lavorando per portare a termine quanto prima il trasferimento delle funzioni comunali all’Unione, passaggio delicato e fondamentale, perché si tratta di dare un corpo nuovo e un senso unitario a funzioni e servizi finora gestite dai comuni: «Sono in atto grosse trasformazioni - dice Franci - e bisogna arrivare in porto quanto prima. Ne uscirà fuori un quadro del tutto nuovo, e si spera con maggiore agilità e efficacia per i cittadini». Anche i neo sindaci Sani (Cinigiano), Balocchi (Santa Fiora), Marini (Arcidosso), Secco (Seggiano) non hanno dubbi nel dire che il futuro è proprio l’Unione: «Bisogna metterla in moto e farla funzionare - dicono - è l’unica via di uscita per riacquistare forza come territorio e garantire una macchina efficiente per i cittadini». E anche i sindaci che già sono a metà legislatura e che dunque ben conoscono la questione per avervi lavorato già da anni, Brugi (Semproniano) e Galli (Roccalbegna) non esitano a dire: «Ci stiamo credendo in questa cosa e al momento ci lavoriamo anche tanto. Crediamo che ne verrà fuori una struttura operativa rispondente ai bisogni della popolazione». (f.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
