La manifestazione
Carcere mai finito e un milione da risarcire
Il Comune massetano chiede al governo la restituzione dei soldi pagati alla società costruttrice
MASSA MARITTIMA. Il Comune di Massa Marittima tratta. Anzi, chiede sulla base di precisi accordi. Quelli presi negli anni Novanta con lo Stato, che approvò prima e seguì poi i lavori per la realizzazione del carcere cittadino della Camilletta. Tant’è che il proprietario e utilizzatore della struttura penitenziaria è proprio il Ministero di grazia e giustizia. E in base a quegli accordi, il Comune chiede al governo di farsi carico del contenzioso nato con la società costruttrice, la Pizzarotti srl, che ha portato alla fine alla condanna dell’ente per risarcimento di oltre un milione di euro.
Soldi che ora Massa Marittima vorrebbero che tornassero indietro da Roma, dove all’atto pratico è stata gestita tutta la vicenda. Il sindaco Marcello Giuntini è stato ricevuto insieme al deputato ed ex primo cittadino massetano Luca Sani all’Agenzia del demanio. «Abbiamo avviato un percorso che deve coinvolgere tutti» dice Giuntini. La trattativa tra Comune e Ministero della giustizia va avanti. A lanciarla è stata nel 2012 l’amministrazione guidata da Lidia Bai, pronta persino ad agire per vie legali nei confronti di Palazzo Piacentini. Le motivazioni di questa azione erano legate alla ricostruzione dei fatti secondo il municipio massetano.
Erano gli anni ‘90 e all’allora sindaco Bolognini arrivò la richiesta da parte del governo di poter realizzare un grande carcere a Massa Marittima. La risposta fu un sì convinto, date anche le opportunità di lavoro che offriva questa possibilità. In questo modo aprì il cantiere, chiuso improvvisamente dopo qualche anno. E seguendo la ricostruzione di Bai, fu proprio il ministero a chiedere lo stop ai lavori. Fatto sta che ne nacque un contenzioso terminato con la sentenza della Corte di appello, che ha condannato l’ente al risarcimento della società. Una cifra a sei zeri, con il Comune costretto a chiedere una rateizzazione andata avanti fino al 2012. È quello l’anno in cui è stato versato l’ultimo bonifico all’Agenzia del demanio ed è quello l’anno in cui Massa Marittima è tornata a bussare alle porte romane. Da palazzo Piacentini a Roma scrissero: «prevedete usi diversi per lo stabile», già in costruzione. Da qui la trattativa Comune-Ministero, che sta andando avanti ben lontana dai riflettori. Ora se ne sono fatto carico Giuntini e Sani, già attivi all’Agenzia demaniale per chiedere documenti e l’avvio dell’iter di risarcimento da parte del governo. È suo il carcere della Camilletta, del resto. La cifra che i tecnici massetani hanno stilato è di circa un milione e duecento mila euro, ossia i soldi che l’ente ha pagato alla società Pizzarotti più le spese legate dovute sostenere in una causa durata tanto, troppo tempo. (a.f.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
