Sicurezza
Cadde e finì in coma, ora torna a vincere
Il fantino Erik Fumi ebbe uno spaventoso incidente nel 2011. Dopo tre anni di terapie è risalito a cavallo e fa l’allenatore
Si dice che i sogni muoiano sempre all’alba, ma quello di Erik Fumi non è morto. Si è avverato da poco, quando il fantino - reduce da uno spaventoso incidente in gara - è tornato dai suoi cavalli come aveva sognato e ha vinto ancora. «Stavolta non come fantino ma come allenatore: non è prudente rimettermi in sella, allora provo a far vincere gli altri».
La morte si è affacciata per lui un giorno all’ippodromo di Livorno, il Caprilli, dove prova a sfidarlo senza successo. Quella gara se la ricordano in molti, il 10 luglio 2011 intorno a mezzanotte. È la quinta che si disputa, e c’è qualcosa di inconsueto nell'aria. Strane percezioni, una vocina anomala, una premonizione singolare che sussurra al fantino di non correre. “Non lo fare, mi dice. Io sono un po’ sensitivo”, sorride lui, ma quella sera salta in sella e galoppa. Galoppa davanti al padre che non lo perde d’occhio un istante, finché lui non scompare all’orizzonte risucchiato nel nulla. «Ricordo che la cavalla era in curva e rallentava - racconta Tebaldo che conosce ogni sussulto del figlio e dei suoi animali - Era fuori corsa, ho visto passare tutti gli altri e Erik no, lui non c’era. Era caduto. Una caduta banale: la dinamica non si è mai capita: si dice un mancamento della cavalla».
“Speranza blu”, questo il suo nome, si era accasciata a terra senza un perché, facendo rotolare a terra il 23enne in un volo spaventoso. «È stato il casco - dice Erik - a salvarmi la vita, ma la botta è stata tremenda». L’urto alla tempia sinistra porta conseguenze terribili. Fumi entra in coma e vi resta una settimana. Anche il risveglio è durissimo, e non appena si aprono gli occhi tocca ricominciare tutto daccapo: 21 giorni in rianimazione, tutto si azzera, tutto tace. Il ragazzo non riesce a parlare più, per un mese. Nel suo letto d’ospedale torna indietro di 20 anni, come neonato, mentre la vita assume contorni opachi e i fatti si accavallano in preda a un corpo estraneo. La famiglia gli è vicina e gli amici fondano un gruppo su Facebook che rovescia i ruoli e fa il tifo per lui. Intanto la vita gli scorre intorno, succedono tragedie. In una gara a Grosseto muore Antonio Columbu, fantino e allenatore, suo grande amico; e a Siracusa se ne va per sempre anche Amedeo Valeri, altro collega.
Tra un ospedale e l’altro inizia il via crucis di Erik, a volte con fughe repentine da cure non soddisfacenti. «Dopo la rianimazione a Livorno sono stato all’Auxilium vitae di Volterra per 45 giorni; poi via in ambulanza a Grosseto, nel settembre 2011. È qui che ho cominciato a dare segni di miglioramento, prima a Villa Pizzetti, poi al centro Pegaso (struttura privata che tra l’altro porta il nome di un cavallo alato, ndr). Ora mi curo a Pisa, con il professor Noccioli; e il metodo sta funzionando». Dopo 3 anni Erik ha ripreso a parlare normalmente, anche se deve lavorare ancora sulle gambe. «Facendo il conto - dice oggi - è passato molto tempo, ma io sono qui ancora con la mia tenacia, fiero del fatto che non ho mai mollato un istante. E non ho mai smesso di pensare ai cavalli: di più. Ho deciso di tornare all’ippica e di affrontarla di nuovo con coraggio, anche ora che il settore è in crisi. Amo con tutto me stesso questo mondo».
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La svolta è avvenuta proprio in questi mesi, quando un amico gli ha regalato un cavallo, all’epoca un puledro. Il suo nome è Fire and Ice. “Fuoco e ghiaccio”, segno del destino. È nato nel 2011, stesso anno dell’incidente, e nel nome è impresso il suo carattere. Grazie a lui, Erik un giorno ha trovato il coraggio per tornare in sella. È successo ora, dopo 3 anni. Il ragazzo non può correre ancora: non è prudente. E allora ha deciso di fare l’allenatore. All’ippodromo di Grosseto, dove lavora col padre, Fumi ha fondato un team: il veterinario Leonardo Cordovani, il manescalco Franco Canto, il trasportatore e “sceriffo di Kansas city” Luca Tuttini, il più grosso ammiratore e fan “Pepito” alias Paolo Cappelli. E poi Marco Biagiotti, primo fantino di Fire and Ice. Con tutti loro Erik ha cercato di portare alla vittoria il suo cavallo. E ci è riuscito. «Dopo 3 anni ho provato di nuovo la gioia di vincere».
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