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Costa Concordia, via alle operazioni di rigalleggiamento. Gabrielli: "Cercheremo ancora l'ultimo disperso"

Costa Concordia, via alle operazioni di rigalleggiamento. Gabrielli: "Cercheremo ancora l'ultimo disperso"

Il capo della protezione civile al Giglio a poche ore dall'inizio delle operazioni: “Quando la nave avrà lasciato l'isola scandaglieremo i fondali per trovare Russel Rebello”. Alla conferenza stampa presenti anche il sindaco Ortelli, l'ad di Costa Thamm e il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti - FOTO

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ISOLA DEL GIGLIO. Quella maledetta notte di gennaio, davanti alla Concordia che si piegava su un fianco come un gigante ferito a morte, c'erano solo il buio e le urla di terrore delle centinaia di passeggeri finiti in acqua. Due anni e mezzo dopo, i bambini fanno il bagno giocando su un materasso gonfiabile con vista sul relitto e le uniche voci sono quelle delle mamme che li richiamano a riva. Non se n'è ancora andata, la nave: ma il suo ultimo viaggio dal Giglio verso Genova e' di fatto cominciato.   

L'ora X, quella in cui verrà dato il via al rigalleggiamento e dunque avviato in modo irreversibile il count down per la partenza della nave, è fissata alle sei del mattino, ma nella testa e nella pancia degli abitanti dell'isola che da due anni e mezzo sono ostaggio del relitto, quel viaggio è già iniziato. Il pulsante lo premerà, come al solito, Nick Sloane, il sudafricano che ha trovato fortuna e gloria in Italia: "Dopo 31 mesi esatti dall'incidente finalmente riusciremo a togliere il relitto, non vediamo l'ora di iniziare" afferma sicuro con la sua solita flemma. D'altronde è stato lui l'uomo del "parbuckling", il inglese per definire la rotazione della nave per riportarla in posizione verticale, e sarà sempre lui, se tutto andrà per il verso giusto, l'uomo che ha portato a termine un'impresa mai tentata nella storia della navigazione mondiale. Perché al di là delle polemiche sul porto di destinazione, quello che inizia domani mattina al Giglio è qualcosa di mai visto prima.

Una bestia lunga quasi 290 metri, larga 63 e pesante 115mila tonnellate, affondata per piu' della metà, verrà riportata a galla e trainata per quasi 200 miglia nautiche: una follia che, se riuscirà, finirà nei manuali d'ingegneria navale.  Lo sa bene il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, l'uomo al quale il governo ha affidato il compito di controllare che l'intera operazione venga svolta nel massimo della sicurezza ambientale e nel pieno rispetto delle disposizioni di legge. Dunque l'uomo che diventerebbe nel giro di un'ora il capro espiatorio, se qualcosa dovesse andar male.

"Nessuno - dice - può lasciarsi andare all'entusiasmo e pensare che sia una formalità. La fase di rigalleggiamento sara' la piu' rischiosa, molto piu' del viaggio in se stesso". E poi ci sono 33 vittime, i 32 naufraghi e un sub morto sul lavoro, che "meritano un pensiero e molto rispetto". Parole che l'amministratore delegato di Costa Crociere, Michael Thamm, fa sue. "Non è il momento del trionfo e dell'entusiasmo - sottolinea - il pensiero torna a quella fatidica notte".  Ma Gabrielli ne ha anche per chi, soprattutto per quanto riguarda la scelta del porto, ha accusato lo Stato di aver lasciato a Costa ogni decisione. "Tutta questa vicenda ruota attorno all'attività del privato, che non significa che il pubblico ha abdicato. Ha abdicato cosa? - chiede il capo della Protezione Civile - C'è uno stravolgimento delle regole del gioco: il privato ha la  responsabilità, deve compiere delle azioni ma ha anche dei margini di manovra. Se noi avessimo dovuto gestire questa vicenda con le procedure pubbliche, noi la nave da qui non l'avremmo tolta per i prossimi vent'anni".  E questo senza contare i costi: per l'intero progetto di rimozione, Costa spenderà qualcosa come un miliardo e duecento milioni di dollari: se fosse stata l'Italia a doversi fare carico di costi simili, ai 20 anni indicati da Gabrielli se ne sarebbe dovuti aggiungere altri 20. E la nave non avrebbe mai lasciato il Giglio.

GLI ABITANTI DEL GIGLIO: "UNA LIBERAZIONE"

"Noi - si limita a dire il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti - abbiamo raggiunto due obiettivi: che la Concordia resti in Italia, cosa che non era affatto scontato visto che sul tappeto c'erano offerte molto vantaggiose, e che il relitto venisse portato via prima del prossimo inverno. Noi, comunque, saremo dei controllori inflessibili del rispetto delle prescrizioni e considereremo finita l'operazione solo dopo il ripristino ambientale, quando il Giglio sarà tornato come era prima".  Domani, dunque, si comincia. Il circo mediatico di tutto il mondo è schierato con postazioni su tutto il molo per trasmettere in diretta le prime fasi: la Concordia prima verrà sollevata di due metri dal falso fondale su cui appoggia dal settembre scorso e, successivamente, spostata di trenta metri verso est. Operazione, questa, necessaria per far passare sotto lo scafo le ultime catene che dovranno ancorare i cassoni che, svuotati dall'acqua, consentiranno il rigalleggiamento. Solo una volta completata questa fase, la nave comincerà a risalire dal fondo del mare, un ponte alla volta, fino al ponte tre.  Sul molo del Giglio, a meno di 300 metri dalla nave, c'è una targa che ricorda i 32 morti di quella notte. C'è anche il nome di Russel Rebello, il cameriere indiano il cui corpo non è mai stato trovato: tutti sperano che la Concordia, lasciando per sempre il luogo dove lo sciagurato inchino di Schettino l'ha portata a morire, restituisca almeno lui. E poi sparisca per sempre.

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di Redazione web