Il dolore
«Io, curato nell’ospedale che Firenze vuol chiudere»
Sartori non camminava e, dopo una lunga trafila, è arrivato a Castel del Piano «Avevo visto l’inferno e solo qui in geriatria hanno saputo salvarmi»
CASTEL DEL PIANO. Che in futuro non si dica che l’ospedale di Castel del Piano “non è un posto per vecchi”. Nel reparto di geriatria amiatino si fanno i salti mortali per rimettere in piedi un paziente. Sì, proprio rimetterlo in piedi da seduto che era.
Lo testimonia con una lettera toccante Rolando Sartori, di Follonica, grande invalido del lavoro, arrivato nel nosocomio montano dopo la trafila e lo scoramento di chi è malato grave e deve faticare di testa e di fisico per rimanere vivo e vigile. Rolando ha subito due interventi chirurgici per un tumore al colon, poi tracheotomia, tre mesi all’ospedale di Grosseto di cui 34 giorni fra la vita e la morte in rianimazione. «L’anticamera dell’Inferno in attesa di Caronte», rammenta, adesso, Sartori.
Poi Castel del Piano dove «sono arrivato senza quel bagaglio di competenze acquisite, senza ricordare come si fa a scrivere, a mandare a mente una poesia, una canzone, una preghiera».
Al reparto di geriatria dell’Amiata Rolando è arrivato, oltre che colpito nella memoria e nella speranza di recupero, anche fisicamente minato. Si metteva appena a sedere, colpito come era da una precedente grave forma di artrosi, con piaghe da decubito ai piedi, con le mani non in grado di tenere il giornale, con difficoltà a leggere e comprendere, senza memoria. In queste condizioni lo hanno accolto i medici della geriatria di Castel del Piano, che Sartori elenca puntigliosamente con grande riconoscenza: sono stati i dottori Alfieri, Borgogni, Cellai, Petri e Riello, le infermiere professionali, i fisioterapisti e tutto il personale che ha approcciato il paziente umanamente e professionalmente a rimetterlo in carreggiata.
«Questo è un posto per vecchi», esclama il settantacinquenne Sartori, che coglie la palla al balzo per dire: «Stupisce che qualche capo ameno di Firenze abbia inserito questo ospedale in quelli compresi nella lista da sopprimere» e «fa girare le scatole che certi soloni che amministrano la cosa pubblica, non abbiano il senso di un territorio come questo, demograficamente solido per decenni, ma che oggi la crisi sta spopolando, lasciando prevedere sempre meno necessaria l’ostetrica e più urgente il geriatra. Per questo l’ospedale di Castel del Piano, vuoi per caso o per scelta, ma non importa, s’inserisce a livelli di eccellenza dai grandi risultati, soprattutto per quegli ammalati che si sentono soli, vecchi e abbandonati».
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