Sicurezza
«Nel cavalcavia di Albinia faremo un museo d’arte»
Maurizio Cont e Gianmarco Serra presentano la loro idea per l’infrastruttura: opere contemporanee create con il legno dei pini abbattuti sulla Maremmana
ALBINIA. Enormi colonne doriche su cui la strada è come sospesa. Dettagli architettonici degni del miglior design. Atmosfera ovattata, tra i pilastri sotto la strada, soprattutto al tramonto. E perfino una carezza acustica, un fruscio al passare delle auto che pare che soffi il vento. Altro che ecomostro: il viadotto di Albinia è un’opera d’arte e, nelle mani di artisti, può diventare un museo di arte contemporanea.
Ne sono convinti Gianmarco Serra e Maurizio Cont, i due artisti promotori della candidatura di Grosseto e la Maremma a capitale europea della cultura. Che, nonostante la bocciatura e le vicissitudini che il progetto ha attraversato negli ultimi mesi, non sono stati con le mani in mano e hanno comunque portato avanti la loro idea di tempestare la Maremma di una pioggia di “meteoriti d’arte”, cioè installazioni in più luoghi realizzate chiamando artisti da tutto il mondo, come previsto nel progetto di capitale europea.
Uno di questi “meteoriti”, nei loro intenti, deve cadere sul nuovissimo viadotto che collega l’Aurelia alla Maremmana bypassando Albinia, o, meglio, sotto al viadotto.
L’opera, da poco inaugurata, non è piaciuta a tutti. Il suo impatto sul paesaggio è in effetti notevole e qualcuno l’ha visto come una profanazione della campagna intorno. Ma l’occhio dell’artista vi ha colto quel che ai profani, a prima vista, sfugge: la bellezza delle forme e le grandi potenzialità che potrebbero avere positive ripercussioni sulla piccola, anonima frazione. «Albinia ha due elementi estranei – spiega Maurizio Cont – che sono il palazzo del Consorzio e questo cavalcavia. Il cavalcavia è un luogo ultramoderno e, seppur legato a un’esigenza funzionalistica, è bello. I pilastri sono appena appoggiati alle colonne, che sono state modificate in corso d’opera per avere questi capitelli di tipo antico. L’asfalto è fonoassorbente e quando passano le macchine sembra il fruscio del vento». Provare per credere.
«Io sono un superambientalista – spiega Gianmarco Serra – ma vedo che gli albiniesi, il pomeriggio, vengono qua sotto al cavalcavia a passeggiare. Cercano di appropriarsi di questo luogo che, per come è fatto, invita a camminarci dentro. Nemmeno i vandali se ne sono ancora appropriati».
Il doppio colonnato e la prospettiva che si allontana a perdita d’occhio non danno, in effetti, l’idea di trovarsi nel “retrobottega” della struttura. Cont e Serra hanno fatto un passo più avanti: non solo questo non è lo scarto dell’opera ma diventerà il cuore di una nuova opera che nasce dal cavalcavia e diventa un museo di arte contemporanea.
Cont cita i ponti d’artista che Letizia Ragaglia ha realizzato a Bolzano, cita Arte Sella in provincia di Trento e guarda al cavalcavia. «La nostra idea è di chiamare artisti da tutto il mondo, privilegiando quelli europei, nello spirito della capitale europea della cultura, ma accogliendo anche artisti e curatori extraeuropei», spiega Cont. «A ciascuno sarà assegnata una campata, anzi, una “navata” del cavalcavia, che ne conta 20 usabili, lunghe 40 metri l’una per sei metri circa di larghezza. In tutto è poco meno di un chilometro». Gli artisti e i curatori saranno chiamati ad allestire lo spazio attingendo alla propria esperienza e sensibilità che si portano dal luogo d’origine, ma misurata con le emozioni e le sensazioni percepite in Maremma. Insomma, lo spirito più autentico del progetto di capitale europea della cultura.
«Vorremo fare del cavalcavia il progetto pilota dell’Europa in Maremma – spiega ancora Cont – affidando a ogni campata uno Stato. Sarà un giocare con il paesaggio che si apre su un lato del cavalcavia. E sarà soprattutto un lavoro a contatto con la popolazione e con gli artigiani del posto. Stiamo già prendendo contatti».
E non solo loro. La materia prima delle opere arriverà dai pini che il Comune sta abbattendo sulla strada Maremmana per motivi di sicurezza e che saranno circa un centinaio. L’idea è venuta a Luca Agostini, titolare della Mates piante, società agricola di Albinia, anch’egli nel comitato promotore e in quello scientifico della candidatura. «I tronchi con le loro biforcazioni sono essi stessi opere d’arte», spiega Agostini. In mano agli artisti di tutto il mondo saranno installazioni uniche. (f.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
