Finanza
Grosseto non si arrende e scrive al Parlamento
La candidatura maremmana è stata esclusa anche dal Programma Italia 2019 perché di nuovo manca l’appoggio delle istituzioni. Appello a Sereni e Lanzillotta
GROSSETO. Scartati perché «non appoggiati da istituzioni pubbliche», ripescati e di nuovo espulsi, sempre perché «privi del sostegno formale delle pubbliche istituzioni». Tagliati fuori per quella “assurda” idea che la cultura possa (debba) farcela senza passare dalla scrivania dell’assessore di turno, del solerte burocrate controllore, del vaglio politico. Esclusi, eppure non ancora arresi.
Maurizio Cont e Gianmarco Serra, promotori della candidatura indipendente di Grosseto e della Maremma a capitale europea della cultura 2019, non hanno intenzione di mollare e, se il progetto deve passare dai “palazzi”, che almeno siano quelli dei colli romani.
Alle vicepresidenti di Camera e Senato, Marina Sereni e Linda Lanzillotta, si sono infatti rivolti nei giorni scorsi grazie all’interessamento di Sergio Vasarri, componente del comitato scientifico della candidatura e presidente del Club Unesco Grosseto Maremma. Che ha messo le signore al corrente di quel che definisce uno «scandalo»: la candidatura maremmana, già esclusa a novembre dalla corsa per la capitale, è stata tagliata fuori anche dal Programma Italia 2019 che doveva riunire tutte le 23 città candidate, finaliste e non, per non disperdere i progetti elaborati per le candidature. Il motivo? Di nuovo il progetto culturale dei maremmani non ha il sostegno delle istituzioni.
La delusione dei due artisti promotori è forte. Un po’ perché per realizzare i progetti le 18 città ammesse a Programma Italia 2019 – sono state escluse per lo stesso motivo Erice e Vallo di Diano – godranno di lauti finanziamenti (il progetto vale in tutto 710 milioni di euro). Un po’ perché il postulato che la cultura debba per forza avere l’appoggio della politica è incomprensibile per Cont e per Serra.
«La cultura non deve passare dagli assessori – spiega Serra – bisogna affermare il suo primato sulla politica. Cultura, religione e Stato devono stare separati, così come la cultura non ha niente a che vedere con l’economia e la promozione territoriale. Deve essere indipendente: se io seguo il cuore, una forma di bellezza la raggiungo, perché non c’è odore di compromesso».
Quel compromesso, invece, pare indispensabile al Cidac, la Rete italiana delle città d’arte e cultura che coordina Programma Italia 2019 e ha inserito tra le clausole di partecipazione la presenza delle istituzioni pubbliche.
Così, mentre il 1º luglio Programma Italia 2019 ha avuto il via dalla commissione parlamentare Cultura, Grosseto e la Maremma sono rimaste al palo. «Ho saputo della nostra esclusione da un’inserzione sul Sole 24 ore in cui Programma Italia 2019 lanciava il messaggio “io ci credo”. Ho scritto al Cidac dicendo che anche noi ci crediamo», spiega Cont.
Il Cidac ha risposto che «per realizzare il Programma occorre l’impegno economico e finanziario delle pubbliche istituzioni» e che quando ha contattato il Comune di Grosseto, questi ha detto di esser stato «volutamente» escluso dai promotori. Il carteggio è avvenuto a novembre ma Cont e Serra non ne sono stati informati.
Così, nei giorni scorsi Vasarri si è rivolto alle vicepresidenti di Camera e Senato. «Ci viene comunicato che il nostro territorio e la relativa candidatura sono estromesse dal Programma in quanto non annoverano tra i loro promotori gli enti locali – scrive Vasarri –. La questione ci pare estremamente grave, non solo perché un tale requisito non è assolutamente contemplato nel Programma capitali europee della cultura dell’Unione europea, ma anche perché si tratterebbe di una visione del tutto anacronistica, esclusiva ed élitaria, in contrasto col senso comune di cultura». Vasarri chiede di «sanare una ferita ad un territorio, ad una concezione di cultura e alle finalità del Programma capitali europee della cultura» e di coinvolgere Grosseto e la Maremma nel Programma Italia 2019... La nostra gente chiede partecipazione, idee, innovazione, inclusione, e non può venire mortificata da “invenzioni burocratiche” da ancien régime». La risposta, delle istituzioni, deve ancora arrivare.
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