Il dolore
Superperizia per la morte nella fornace
Caso Guidarini: la Corte di appello accoglie la richiesta dei difensori, il 22 settembre sarà conferito l’incarico
FIRENZE. La Corte di appello di Firenze ha disposto una superperizia per comprendere la dinamica della morte di Massimo Guidarini, l’operaio grossetano 44enne trovato senza vita nella notte tra l’8 e il 9 aprile nella fornace di San Martino.
Accogliendo la richiesta dei difensori di Luigi Nalesso, responsabile esterno del servizio prevenzione e protezione, gli avvocati Alessandro Risaliti e Luciano Giorgi, i giudici fiorentini hanno ritenuto indispensabile compiere nuovi accertamenti sull’episodio. L’esperto non è stato ancora scelto: la corte tornerà a riunirsi il 22 settembre per la nomina e il conferimento dell’incarico.
Ieri a Firenze era in programma la prima udienza del processo di appello, dopo che nel luglio dell’anno scorso il giudice Giovanni Puliatti aveva condannato Nalesso a 6 mesi e l’amministratore unico Flora Nencini a 1 anno e aveva assolto il direttore dello stabilimento e responsabile tecnico, Luciano Serretti per non aver commesso il fatto. Il pm Salvatore Ferraro aveva presentato appello contro il proscioglimento mentre i difensori (Formichini per Nencini) avevano sollecitato l’assoluzione, come già in primo grado. Le parti civili - cioè i familiari di Guidarini - hanno rinunciato, essendo state risarcite
La richiesta di una superperizia era contenuta nell’atto di appello con i quali i gli avvocati Risaliti e Giorgi si erano opposti alle conclusioni del giudice, il quale - anche sulla base della relazione dell’ingegner Trovato - aveva stabilito che quello della fornace non era stato un suicidio né un omicidio e nemmeno un comportamento abnorme dell’operaio, ma che Guidarini era stato «colto di sorpresa dal movimento del carrello» che portava i mattoni alla cottura «o perché aveva contato male i tempi rispetto alla partenza o perché, molto più probabilmente, era convinto che il carrello non sarebbe potuto partire. Ma è certo che i carrello è partito e lui c’era sopra».
Nell’appello, i difensori avevano evidenziato quattro punti chiave. Guidarini, spiegano, «è salito sul carrello in movimento consapevole che il sistema era in modo automatico, con ciò avvalorando la tesi di una sua condotta del tutto illogica e anomala». Poi «c'era una terza persona che colposamente o dolosamente ha resettato il sistema mentre Guidarini si trovava ancora davanti alla pre-camera e stava rimuovendo l'anomalia. Tale possibilità rende del tutto fondata e ineludibile la richiesta di un supplemento di istruttoria avanzata in sede di discussione». Nel secondo motivo, i legali sostengono che l'evento era imprevedibile. C'è poi la questione della presunta presenza della moglie di Guidarini, Manuela Bertocci, già emersa nella parte finale del processo: serve ascoltare un testimone, il custode. Nell'ultimo motivo, la difesa spiega che vi fu «un comportamento imprudente e superficiale» del fuochista, riconosciuto anche dal giudice.
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