Sicurezza
Capriolo investito e poi preso a sassate
Orrore sulla strada di Nomadelfia: l’animale trovato agonizzante in piena notte. Vani i soccorsi, è stato abbattuto
NOMADELFIA. È stato un masso abbandonato sulla strada a raccontare questa storia. Lo hanno trovato sporco di sangue e aveva dei peli impigliati nelle sue punte. Segni ancora freschi di un massacro che non ha portato a nulla, se non a una sofferenza senza senso. È bastato dargli un’occhiata per sentire i lamenti e il rumore delle ossa che si frantumavano. Poco distante dalla pietra, intanto, una vita cercava ancora di combattere. È istinto. Ma alla fine il dolore era troppo forte, le ferite insanabili, così un’iniezione ha dato la pace a un capriolo prima investito e poi lapidato dall’automobilista. Preso a sassate per cosa? Tentare di abbatterlo? Portare a casa una preda inaspettata? Impossibile saperlo: l’uomo è scappato, lasciando l’animale agonizzante sull’asfalto.
È un’immagine tanto cruda da far rabbrividire, ma Giampaolo Lanfrancotti vuole raccontarla così come l’ha vista. Ha pubblicato anche le foto del capriolo insanguinato sul suo profilo facebook, visualizzate da migliaia di persone indignate. «Anche se sono un po’ crude fatele vedere ai bambini in modo che capiscano che razza di gente gira» dice.
È stato lui a trovare l’animale ancora vivo sul ciglio della strada, vicino Nomadelfia, alle porte di Roselle. «Aveva una forza incredibile: nonostante tutto ha provato più volte ad alzarsi» racconta con la voce strozzata dall’emozione.
Il capriolo infatti ha provato a reagire, ma non ce l’ha fatta. Quando il veterinario lo ha osservato, ha capito subito che aveva una zampa rotta, così come la mascella e il torace sfondato. «Che posso dire…» sussurra Giampaolo.
Tutto accade per caso, anche in questa storia. È sabato sera e Giampaolo è a cena a Paganico con la moglie e una coppia di amici. Intorno all’una, il gruppo decide di mettersi in marcia verso casa a Roselle e all’amico viene un’idea: «perché non passiamo dalle strade interne? Se siamo fortunati vediamo anche una volpe». Sono appassionati di trekking e di animali, così decidono di attraversare le strade che tagliano i boschi. Ma quando la macchina arriva nella discesa che da Batignano porta a Nomadelfia, i fari illuminano qualcosa di strano.
È un capriolo e sembra in difficoltà. Il gruppo scende di macchina e vede l’animale immerso in una pozza di sangue. Subito avverte i carabinieri e la polizia provinciale, che arrivano sul posto. Un’occhiata in giro, poi i massi lasciati vicino al capriolo iniziano a raccontare l’atrocità commessa poco prima. Sono sporchi di sangue e ci sono dei peli che ovviamente appartengono all’animale. Un attimo per realizzare l’orrore, poi è tutto chiaro.
Qualcuno lo ha investito e anziché chiamare i soccorsi, come prevede la legge, lo ha lapidato. Che si sia trattato di folle confusione nel vedere tanta sofferenza o di lucida volontà di portare una preda a casa non è dato saperlo. Sul posto non c’era più nessuno e nessuno ha sporto denuncia.
«Vuol dire che l’incidente non ha fatto grandi danni all’auto, altrimenti il conducente si sarebbe fatto vivo per i danni» chiosa Giampaolo. Lui invece è rimasto accanto all’animale per tutto il tempo.
«Non mi scorderò mai quegli occhi tristi che mi guardavano mentre lo accarezzavo pensando di alleviargli il dolore». Ha cercato di tenerlo tranquillo, lisciandogli il muso, anche quando il veterinario dell’Asl, fatto arrivare dalla polizia provinciale, ha deciso che non c’era più nulla da fare e ha spento il dolore con un’iniezione letale. «Non lo nego, ho pianto» conclude Giampaolo. Certo, è umano. Lapidare un animale, invece…
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