Finanza
Adriano, Claudia e io: inseparabili da 50 anni
«Non potrò essere a Milano per il loro anniversario ma il 15 celebrerò una messa, se possibile alla stessa ora: le 3.30»
GROSSETO. Padre Ugolino non ci sarà a Milano, la settimana prossima, per i cinquanta anni della coppia più bella del mondo. «Mi hanno invitato, mi hanno anche detto che manderebbero una macchina a prendermi. Ma io non ce la posso fare, lo strapazzo sarebbe troppo. Mi giocherei i miei novanta anni e devo stare alle disposizioni dei medici».
Già, per padre Ugolino Vagnuzzi, colui che unì in matrimonio Adriano Celentano e Claudia Mori, di nascosto, di notte, nella chiesa di San Francesco, questi sono giorni particolari: giovedì 10 compie 90 anni e martedì 15 festeggia idealmente quelle nozze d’oro in ricordo di quel «sì» che lo rese uno dei francescani più celebri in Italia. «Celebrerò una messa per loro, quel giorno, qui nella cappellina dell’Infermeria provinciale di Fiesole. Se potrò, anche alla stessa ora. Erano le 3,30 del mattino. E il giorno, ricorda bene, era il 15, non il 14».
Padre Ugolino, lo so che ha risposto almeno quarantanove volte a chi le chiedeva di ricostruire quel giorno: lo faccia per la cinquantesima per i lettori de Il Tirreno...
«Mah, io avevo fatto preparare la chiesa per “un” matrimonio, senza dire niente. I frati non sapevano niente. Avevo chiesto al fioraio di portare i fiori migliori, senza guardare a spese: l’addobbo era meraviglioso».
L’ora del matrimonio? Chi la scelse?
«Fu tutto merito del genio di Adriano. Quando facemmo gli ultimi ritocchi all’hotel Lorena e gli ultimi conti, dissi ad Adriano che i giornalisti hanno il naso lungo e che rischiavamo di trovarci la chiesa invasa, perché un po’ la voce si era sparsa e io, sbirciando dalla chiesa, avevo visto che c’era movimento nella piazzetta. Allora lui disse: “Cambiamo tutto, lo facciamo alle 3.30”».
E allora?
«Allora alle 3 andai a svegliare padre Faustino e gli dissi che mi serviva qualcuno per suonare l’organo. Mi disse “Vai a letto, Ugolino”. Io gli spiegai che era il matrimonio di Celentano e lui mi disse soltanto “Tu sei matto”. Ma poi venne. In chiesa c’era una quindicina di persone».
Ma Celentano e Mori erano in convento da un pezzo?
«No, li feci venire pochi minuti prima: li feci passare dalla porta che si apre verso le Mura, così nessuno avrebbe visto nulla dal davanti. Erano molto emozionati. Feci loro un discorsino cuore a cuore. E poi iniziammo la cerimonia».
E loro?
«Era il momento che si sposassero, li avevo preparati, li avevo seguiti. I tempi erano maturi».
E dopo?
«Dopo ci fu il taglio della torta, ci fu un rinfresco. Loro poi partirono per Milano. Io invece andai dai miei scout».
Prego?
«Andai sul Monte Amiata dove c’erano gli scout al campo. Io mi ero buttato nella tenda, stravolto dalla stanchezza, mi ero messo a dormire. Mi vennero a chiamare gli scout. Mi dissero: “Ugolino, vieni un po’, qui ci sono i giornalisti”. Ma io negavo tutto. Dicevo soltanto che avevo celebrato un matrimonio, tra un uomo e una donna: tutto qui».
Un matrimonio del genere a Ugolino non è più capitato...
«Eh no, è stato unico. Ma il ricordo è sempre vivo, non si cancella dalla mente di nessuno di noi tre».
Ha continuato a vederli e a sentirli, giusto?
«Sì, sempre: siamo rimasti in ottimi rapporti. Io sono stato con loro anche vicino a Perugia, in casa di Mogol. Ci scriviamo spesso. Ho festeggiato con Claudia e Adriano i loro quaranta anni di nozze. Mi hanno scritto: “Ricordati che c’è un altro momento cui devi essere presente, le nozze d’oro”. E io all’epoca pensavo “Chissà dove sarò e se ci sarò ancora”... E invece ci sono, nonostante l’età. Purtroppo a Milano non ci potrò essere a causa degli acciacchi. Ma li penserò con una Messa».
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