Il Tirreno

Grosseto

Arsenico e gessi rossi temi caldi su vari tavoli

Interrogazione parlamentare di Faenzi sull’inquinamento delle falde acquifere e in Regione si cerca un nuovo sito dove stoccare gli scarti della Tioxide

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SCARLINO. Piana del Casone: se ne discute in Regione, se ne discute in Parlamento. Tra gli argomenti che rimbalzano dal polo industriale scarlinese, due nell’ultimo periodo hanno la prevalenza: la contaminazione da arsenico nella falda acquifera e lo smaltimento dei gessi rossi prodotti dalla Tioxide.

Il primo è divenuto un caso nazionale, portato a Montecitorio dalla deputata di Forza Italia Monica Faenzi attraverso un’interrogazione. Il secondo, invece, è al centro di un tavolo tecnico a Firenze, istituito per individuare un nuovo sito in cui smaltire i gessi, scarti della produzione del biossido di titanio. C’è fermento attorno al Casone, animato da dati ufficiali e da nuove-vecchie questioni a cui ora serve dare una risposta.

Si tratta di ambiente e salute ed è proprio ai ministeri competenti che Faenzi, capogruppo d’opposizione a Scarlino, ha presentato la sua interrogazione «per chiarire una serie di aspetti per una vicenda che stando alle ultime analisi dell’Arpat e dell’Asl si è ulteriormente aggravata». Parliamo dell’arsenico nella falda acquifera che giace sotto la piana. In realtà, i due enti hanno spiegato che, dopo la diffusione dei dati, non si tratta tanto di un peggioramento, quanto di una situazione ben conosciuta da anni e che ad oggi non ha avuto una risposta. La stessa che ora la deputata Fi chiede al governo. «I mancati controlli e le inefficienze dimostrate nel corso degli anni dalle autorità preposte alla vigilanza e al controllo, compreso il comune di Scarlino, impongono un intervento a livello governativo».

E mentre la questione arsenico sbarca a Roma, quella dei gessi rossi è focalizzata a Firenze dove si è tenuto il tavolo tecnico in Regione a cui hanno partecipato la Provincia di Grosseto e i Comuni di Scarlino, Follonica e Gavorrano. E per tutti questi soggetti l’individuazione di un nuovo sito in cui poter smaltire gli scarti industriali rappresenta «un obiettivo primario».

«Dall'incontro è emerso che ad oggi non vi è alcuna ipotesi progettuale definita – si legge in una nota – Ogni soluzione dovrà vedere coinvolti il territorio e le comunità interessate, attivando gli strumenti del processo partecipativo che la Regione ha già sperimentato in questi anni». Il problema, infatti, è che la cava di Montioni, dove i gessi sono stati smaltiti fino ad oggi, è ormai satura e corre trovare un nuovo sito.

Intanto però se ne discute, soprattutto tra gli ambientalisti. «Riteniamo che l’amministrazione di Follonica farebbe bene a tutelarsi rispetto al rilascio della concessione – dicono dall’associazione La Duna – e a verificare lo stato della cava “ripristinata”, lo stato dell’ambiente e delle falde e la stabilità dei materiali stoccati in essa».

Alfredo Faetti

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