Finanza
«Giù le mani dalle piattaforme»
La minoranza attacca e chiede al sindaco di scrivere al ministero
ISOLA DEL GIGLIO. «Le piattaforme devono restare dove sono». La voce della minoranza dell’isola del Giglio torna a farsi sentire sulla decisione del ministero dell’Ambiente di togliere quelle opere una volta portata via la Concordia. E chiama in causa di nuovo il sindaco Sergio Ortelli che sulla scelta del ministero poco può fare. «L’ultima parola dovranno pronunciarla a Roma - dice - ma ci hanno già fatto intendere che le piattaforme verranno portate via dal Giglio».
Una scelta, questa, che non va giù alla minoranza in consiglio comunale che più di una volta è tornata sull’argomento. A febbraio, furono un gruppo di cittadini a prendere carta e penna e a scrivere alle istituzioni per chiedere che quelle piattaforme restassero lì dove sono. «Ma quella lettera - dice Gabriello Galli - che sarebbe dovuta essere inoltrata dal sindaco, facendosi in qualche modo garante del volere dei gigliesi, è rimasta lì. Non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta e quando abbiamo chiesto conto a Ortelli sul futuro delle piattaforme la risposta è stata quella che aveva già ricevuto dal ministero». Gli studi scientifici fatti dall’Università La Sapienza di Roma dicono che su quelle piattaforme sono cresciute colonie di pesci e di piante marine. «Quello potrebbe essere un sito per le immersioni che darebbe nuova linfa al turismo - aggiunge Galli - ma qui sembra che della questione dell’economia del Giglio non interessi a nessuno». La questione, infatti, pare essere più di natura economica che non di natura prettamente ambientale. «È vero che la conferenza dei servizi, due anni fa - dice Galli - ha prescritto l’obbligo di ripristino dei luoghi. Ma è anche vero che abbiamo un membro dentro l’Osservatorio per la rimozione che deve farsi carico delle nostre richieste. Il problema pare riguardare la cifra che il ministero dell’Ambiente ha chiesto a Costa nella costituzione di parte civile». Sono circa tredici milioni di euro che la compagnia armatrice dovrebbe pagare allo Stato. Ma se le piattaforme restassero lì dove sono, il ministero dovrebbe abbassare la cifra richiesta a Costa. Uno sconto che creerebbe problemi alle casse dello Stato, insomma. «Dall’altra parte però - dice Galli - i problemi li creano a chi per quasi tre anni ha dovuto convivere con la Concordia naufragata davanti all’imboccatura del Giglio. Gli abitanti dell’isola hanno diritto a interventi e investimenti e su questo siamo d’accordo, ma anche al mantenimento di quelle piattaforme che potrebbero dare slancio all’economia».
Una questione che solo il ministero potrà risolvere, anche se sembra difficile che l’idea sullo smantellamento di quelle strutture possa cambiare. «Un tentativo, però, il sindaco dovrebbe farlo - aggiunge Galli - non fosse altro per garantire che la voce dei cittadini arrivi al ministero».
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