Sicurezza
Gessi rossi, Gavorrano in allarme
Serve un nuovo sito di smaltimento, aperto un tavolo in Regione
GAVORRANO. Il vero problema arriva adesso. Bene la produzione di sali di ferro per il rilancio dell’azienda, bene la riduzione degli scarti industriali, bene che tutte le parti in gioco stiano lavorando per trovare una soluzione. Ma alla fine: nell’imminente futuro, i gessi rossi della Tioxide dove finiranno? Se ne discute in Regione, dove è stato aperto un tavolo con società e istituzioni per cercare un sito idoneo, ma se ne discute anche sul territorio, dove nessuno vuole ritrovarsi una discarica sotto casa.
In particolare, se ne discute a Gavorrano, dove sono presenti due cave simili a quella di Montioni, ormai satura dei gessi. «È intenzione dell'amministrazione Iacomelli coinvolgere tutte le forze politiche nel processo decisionale, oltre che informare e confrontarsi con i cittadini» dicono dal Comune, pronto a coinvolgere i cittadini nella scelta. La questione del resto è comprensoriale. Non si ferma alla piana scarlinese del Casone, ma travalica i confini in ogni direzione: Follonica, Gavorrano e così via. Tutti compresi in un accordo datato 2011 tra il gruppo Huntsman Tioxide e le istituzioni, volto a trovare un’alternativa a Montioni per i gessi rossi, che sono che scarti della produzione del biossido di titanio.
Già, ma dove? Tutti i territorio sono potenzialmente nuovi destinatari di questi rifiuti, qualificati come speciali ma non pericolosi. Ce ne saranno meno, è vero, grazie al nuovo impianto per i sali di ferro che ne abbatterà la produzione del 15 per cento; ma comunque ce ne saranno. Ad oggi è impossibile fare un toto-siti, dato che l’iter è sì avviato ma ancora fermo alle prime fasi. In Regione si è costituito un tavolo per discutere dell’argomento, e i Comuni invitati (Scarlino, Follonica, Gavorrano) hanno fatto intendere che da soli non possono giungere a un accordo e che quindi serve la regia delle istituzioni più alte.
Nei giorni scorsi si è sparsa la voce che l’attenzione si possa essere concentrata su Gavorrano. Prima di tutto, perché nel comune minerario ci sono due cave del tutto simili a quella di Montioni, anche se ancora coltivate. E in seconda battuta, perché c’era un vecchio accordo, risalente ai primi anni del Duemila, che prevedeva l’individuazione di un sito ad hoc. Solo che oggi «si trova all’interno del Parco delle Colline Metallifere patrimonio dell’Unesco e sopra a un’inestimabile risorsa idrica» dicono dall’opposizione Bene Comune. Dall’amministrazione Iacomelli ribadiscono comunque che ad ora nulla è stato deciso. Anzi, ne siamo ben lontani. «Solo un equilibrio tra industria e ambiente può, infatti, garantire una crescita “buona” per il territorio – si legge in una nota – Le ricadute sul comune di Gavorrano sono molteplici ed è necessario governarle».
Alfredo Faetti
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