Sicurezza
Turbogas e innovazione: si continua a scommettere sul territorio
Calcola bene le parole Simon Turner nella presentazione del nuovo impianto. «Dimostra la volontà del gruppo Huntsman di continuare a investire sul territorio» dice in prima battuta. A dimostrazione...
Calcola bene le parole Simon Turner nella presentazione del nuovo impianto. «Dimostra la volontà del gruppo Huntsman di continuare a investire sul territorio» dice in prima battuta. A dimostrazione delle buone intenzioni del colosso statunitense, ci sono i circa cinquanta milioni di euro sborsati per impianto e turbo gas, di cui hanno beneficiato anche le aziende dell’indotto e appaltatrici. Un segnale forte, insomma, che arriva dopo un 2013 non proprio roseo. Basta ricordare infatti che per quasi un anno intero la produzione di biossido è andata avanti ridotta, con una linea ferma. «Il mercato è ciclico» spiega l’ad Walter Musso. Per l’esattezza, una delle linee di produzione è stata ferma dal luglio del 2012 all’agosto del 2013, con ovvie ripercussioni su ore di lavoro e salari. E già in quel periodo si parlava del mercato e i suoi cicli. Ieri i vertici Tioxide sono entrati nello specifico. «Nel mondo ci sono centoventi impianti che producono biossido di titanio – ha spiegato Turner - In Cina poi ce ne sono più che nel resto del pianeta». Un quadro che fa ben intendere come il mercato del prodotto sia incline ad alti e bassi. Ed è partendo su questo dato di fatto che il gruppo statunitense ha deciso di dare una svolta alla sua politica aziendale, allargando il raggio d’azione. «Con i sali entriamo in altri settori – dice Musso – Vendiamo su scala mondiale e anche questo nuovo prodotto seguirà la stessa linea». Ecco dunque la volontà di continuare a investire su Scarlino: la Hutsman ha deciso di ripartire proprio dal Casone. Anche per questo, del resto, era atteso questo impianto: come un segno di volontà da parte della società. Nel futuro del gruppo adesso c’è la nuova avventura con la Rockwood, un’altra società specializzata in pigmenti. Ma anche questo non è un’operazione semplice. Si tratta di un affare da tre miliardi di dollari per cui valgono le leggi anti trust: gli Stati Uniti hanno già dato l’ok, mentre l’Europa deve ancora terminare la propria valutazione. «Speriamo possa chiudersi alla svelta» dice Turner, fiducioso comunque di poter chiudere la partita alla svelta. Anche per poter lanciarsi subito sui nuovi mercati con la forza di due società in una.
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