Il Tirreno

Grosseto

Trovata la botola di Pinco scoperta dallo speleologo

di Fiora Bonelli
Trovata la botola di Pinco scoperta dallo speleologo

Un avvocato e uno studioso si sono avventurati nei sotterranei del Castagnolo «C’è una buca murata: lì doveva morire Gran Cane, rivale di Pietro Pinca»

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ARCIDOSSO. Un avvocato di Castel del Piano, Maurilio Toninelli, in compagnia dello speleologo Gianni Cannevale, è tornato nel fortilizio dove fu battezzato e ha scoperto il trabocchetto nel quale, secondo una leggenda, sarebbe dovuto morire il feudatario Gran Cane e dove, invece, andò a finire Pietro Pinca, signore della fattoria del Castagnolo. Il posto dove fu battezzato Toninelli una settantina di anni fa, è una fattoria fortificata al confine fra Arcidosso e Roccalbegna, documentata fin dal 1000 e attorno alla quale aleggiano misteri e segreti. Ne ha parlato in uno studio Claudia Cinquemani, grossetana che attingendo a notizie di archivio e di altri studiosi, riferisce la leggenda della “buca di Pietro Pinca”, che racconta l’aspra rivalità fra “Pinco”, Signore del Castagnolo e “Gran Cane” feudatario del comprensorio di Cana. «Quest’ultimo venne invitato da Pietro Pinca al Castagnolo per un pranzo - racconta la Cinquemani - L’intento era quello di uccidere il rivale “Gran Cane” facendolo cadere nel “trabocchetto” che per la gente del luogo era una stanza della morte dalla quale non si usciva né vivi né morti, ma si passava direttamente, anima e corpo, nel profondo dell’Inferno». Gran Cane fu invece avvisato da un servitore e nel momento in cui Pietro Pinca azionò la leva del trabocchetto cercando di spingere giù il suo ospite, quest’ ultimo si allontanò e fu lo stesso Pinca a cadere nella buca”. Il “fortilizio” del Castagnolo è vicino Cana. «Un luogo magnetico- spiega Toninelli - e noi lo abbiamo esplorato. Vi si arrivava fin dal Medioevo, percorrendo la Maremmana, una via cosiddetta “di crinale” senza ponti ma solo con guadi, che partiva dalle Arcille e saliva verso le alture di Cana e Roccalbegna». Cannevale e Toninelli, già noti in Amiata per aver ricercato cunicoli e nascondigli templari, è sceso nel sotterraneo, laddove la studiosa Cinquemani dice vi fosse un “granaio ipogeo”, una buca, insomma, per mantenervi il grano. Ma Cannevale che vi è entrato e ha ispezionato i cunicoli, la pensa diversamente e così anche Toninelli, che dai suoi genitori, da bambino, ha sentito parlare dell’esistenza di un trabocchetto. Ma ecco cosa ha trovato Cannevale: « In questi sotterranei vi sono due gallerie speculari. In una di esse c’è uno slargo con un buco nel terreno. Escludo che vi potesse essere conservato il grano, anche perché c’è umidità e muffa e il terreno è assai friabile. Scavando ho trovato resti di otri e un cappello di legno con cui si chiudevano. Lì, al massimo, si potevano conservare otri di vino o olio, forse». Ma il bello è che in questa stessa stanza, nel soffitto, c’è una sorta di botola murata e potrebbe essere proprio quello il trabocchetto di cui parla la leggenda e di cui i genitori dell’avvocato avevano tanta paura. Va detto che i due fori, quello aperto e quello murato, non sono in corrispondenza e dunque dovevano avere due funzioni diverse. «Ma non basta - prosegue Cannevale - Nel muro sottostante il trabocchetto, è visibile un arco, murato anch’esso. Ipotizzo che dietro vi sia una stanza, murata e inarrivabile». «Insomma - conclude Toninelli - una tessera di storia medievale vista dal sotterraneo di una fattoria fortificata che situata com’è in una posizione solitaria e inaccessibile, continua a nascondere misteri degni della leggenda, come quella di Pietro Pinca e del Gran Cane».

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