La manifestazione
Multa per l’auto, la targa è di un camper
L’odissea di altri due automobilisti a Roma: tre contravvenzioni di divieto di sosta per una gita fuoriporta mai fatta
GROSSETO. Targhe clonate, multe con i numeri identificativi e i modelli delle auto scritte male. Ricevere un verbale per un’auto parcheggiata male che ha la stessa targa ma che non appartiene a chi la riceve, diventa un’Odissea per tanti automobilisti.
È successo nei giorni scorsi ma è anche capitato negli anni passati quando a un uomo di Follonica, in due mesi, di multe ne sono arrivate tre. Loreno, alla fine, la sua auto l’ha rottamata. Ma prima di cambiarla, ha dovuto darsi non poco da fare per evitare di pagare centinaia di euro di multe per divieto di sosta nella ztl di Roma. In una città dove non era stato in quel periodo. «La prima multa che mi arrivò anche se era illegittima - racconta Loreno - la pagai e zitto. Sarebbe scaduta dopo pochi giorni e non volevo problemi». Ma dopo aver ricevuto le altre due raccomandate, l’automobilista ha voluto andare a fondo di questa storia per scoprire che al centro informatico che si occupava di rilevare le multe nella ztl di Roma, era stata registrata la presenza della sua auto nella stessa via dove, sempre per il centro servizi, l’uomo aveva parcheggiato qualche giorno prima. «Ma io lì non c’ero mai stato - dice - e alla fine, pur di non pagare quelle cifre decisi di andare fino in fondo». Alla fine, dopo che erano state visionate le immagini delle telecamere, la situazione di Loreno si risolse.
La stessa storia è capitata anche a una donna di Grosseto, alla quale addirittura è stata clonata la targa di un camper e utilizzata per far circolare un’auto.
«Un mese fa mi arriva da Roma una raccomandata dei vigili urbani di Roma con multa per una autovettura con la targa del mio autocaravan, vettura lasciata in divieto di sosta in Trastevere - racconta - Ma io, quel giorno a quell'ora non mi trovavo a nella capitale».
Appena ricevuta la raccomandata la proprietaria del camper ha inviato ai vigili di Roma una raccomandata con esposizione dei fatti e con la relativa documentazione dimostrante che la targa non era di un’ autovettura bensì di un autocaravan. «È passato un mese e ancora non ho ricevuto nessuna risposta - dice - e alla fine resta un fatto: chi sbaglia non paga e tocca ai cittadini mettere sempre mano al portafoglio, nonostante non abbiano violato alcuna norma».
La tecnologia oggi potrebbe essere sufficiente per evitare situazioni come questa. «Fotografare il veicolo che commette una trasgressione - dice - e vedere al pubblico registro automobilistico a chi appartiene quella targa potrebbe essere un primo passo. Invece si va direttamente a mettere le mani in tasca ai cittadini costringendo chi non c’entra nulla a perdere anche tempo per sistemare le cose».
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