Sicurezza
«Maremma ferma al 38% per un problema di qualità»
GROSSETO. Ma perché Grosseto è ferma al 38 per cento di differenziata? Secondo il direttore dell’Ato, Andrea Corti, il nodo non è tanto la quantità di differenziata che si raccoglie, quanto la sua...
GROSSETO. Ma perché Grosseto è ferma al 38 per cento di differenziata? Secondo il direttore dell’Ato, Andrea Corti, il nodo non è tanto la quantità di differenziata che si raccoglie, quanto la sua qualità e quindi quel che si può recuperare e rivendere come “materia prima seconda”. «Il problema - spiega Corti - è che il 38 % di differenziata che abbiamo oggi non dà il 38 % di riciclo. Oggi contiamo solo quanto si raccoglie, non quanto si recupera, come vuole l'Unione europea».
L'anomalia grossetana è di avere buoni risultati sull'umido e risultati, per così dire, parzialmente non pervenuti sul resto del materiale raccolto in differenziata. La frazione organica della raccolta produce il compost, un concime di qualità ottenuto “in casa”, cioè nell'impianto delle Strillaie. «Alle Strillaie - spiega Corti - la capacità è di produrre 27mila tonnellate all'anno di organico, espandibili a 60-66mila tonnellate. Potrebbe quindi saturare tutto l'organico di Grosseto, che rappresenta da solo il 30 % del rifiuto». Il problema è che se il sacchettino biodegradabile con gli avanzi di cucina può finire direttamente alle Strillaie per essere trasformato in compost, al contrario la carta, la plastica, l'alluminio e tutto il resto della differenziata che lascia la casa e viene portato all'Ecolat per essere vagliato, una volta uscito dalla piattaforma ecologica diventa automaticamente “rifiuto speciale”. La valorizzazione, cioè il processo per recuperare materia prima da quel che finisce nel mastello, non è più monopolio pubblico e l'ente pubblico deve rivolgersi per forza a ditte private per trattarlo. Ditte che nel Grossetano non esistono. Tocca quindi portare i rifiuti dove possono essere trattati, con una moltiplicazione di costi.
«I Comuni non possono contrattare direttamente con le aziende che recuperano materiale - spiega Corti - per questo è nato il Conai. Che però non è uno strumento univoco». Il compito del Conai è andare a cercare sul mercato le aziende più convenienti per i Comuni. «Ma non sempre gli accordi sono i più vantaggiosi», ammette Corti.
Per questo l'Ato opera un controllo parallelo sul mercato, che a breve diventerà un triplice controllo. «Come Ato- spiega infatti Corti - abbiamo lasciato a Sei la delega di interfacciarsi con il Conai per la vendita delle materie prime seconde ma a fine anno andiamo a vedere se ci sono condizioni più favorevoli rispetto a quelle del Conai. Non credo ve ne siano sul multimateriale, ma per la carta forse potrebbero esserci».
Ma c’è di più: «Se l'Ato trova che ci sono sul mercato offerte migliori rispetto a quelle individuate da Sei, l'assemblea ha anche il potere di non delegare più questo compito a Sei», spiega Corti.
(f.f.)
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