Il Tirreno

Grosseto

Maglia nera nella raccolta differenziata

di Francesca Ferri
Maglia nera nella raccolta differenziata

La nostra provincia paga per i rifiuti il doppio di quanto ricava ed è molto indietro rispetto agli altri bacini dell’Ato

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GROSSETO. Un arcipelago di centosette isole diverse tra loro che, per un maremoto organizzativo, si ricompattano in un'isola unica. Un'isola che ha un unico gestore, Sei, e un unico pianificatore e controllore, l'Ato, e che solo così potrà essere gestita in modo omogeneo tale da riuscire a sostenere quel che fino ad oggi si è avuto, con alterne fortune, a macchia di leopardo: una raccolta differenziata finalmente in linea con le previsioni regionali, che pesi meno sulle tasche dei cittadini e salvaguardi di più l'ambiente.

All'Ato, l'Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti nelle province di Grosseto, Siena e Arezzo, sono convinti di riuscirci. A guardare i numeri dei 107 Comuni delle tre province, se da un lato cadono le braccia a vedere quanto Grosseto sia ancora indietro rispetto a Siena e ad Arezzo, tuttavia qualcosa fa ben sperare. E quel qualcosa è l'esperienza del Comune di Arezzo, che è riuscito in quel che gli ambientalisti grossetani chiedono da tempo: ripagare i costi della raccolta differenziata vendendo le materie recuperate. E magari guadagnarci anche. Il che, di questi tempi, non è da disprezzare.

La provincia costiera - non è un mistero - è maglia nera nella raccolta differenziata. Oggi lo confermano i dati raccolti dall'Ato nel lavoro di ricognizione delle 107 diverse gestioni. Nel Comune di Arezzo, per l'appunto, la valorizzazione della differenziata, cioè il processo di raccolta e estrapolazione delle materie prime, è costata 1,023 milioni di euro. Ma dalla vendita delle materie prime ottenute dalla differenziata Arezzo ha incassato 1,166 milioni di euro, chiudendo la partita con oltre 100mila euro di attivo.

Grosseto, dal canto suo, ha speso per la valorizzazione della differenziata 1,085 milioni di euro, ma ha avuto ricavi per soli 484mila euro. Quindi non solo Grosseto paga il doppio di quanto ricava, ma ha davanti a sé l'esperienza aretina che, con gli stessi costi, non solo non ci rimette ma ci guadagna. E questo con percentuali di differenziata del tutto simili: 33,65 per cento ad Arezzo e 32,19 per cento a Grosseto (dati del 2012 certificati da Arrr).

Insomma, l'arcipelago è ricompattato, ma il lavoro è appena agli inizi. Il progetto di gestione unica a tre mette infatti le gambe in questi giorni. Lunedì si è tenuta alla sede di Siena la prima riunione dei 107 sindaci, convocata al termine di lunghi colloqui iniziati a primavera per raccogliere proposte e richieste dei vari territori e per confrontare la gestione fatta finora.

«E' inutile che io abbia un Comune come Magliano in Toscana, che è al top per la raccolta differenziata, che confina con un Comune come Orbetello che per la differenziata è maglia nera. In questo modo si vanifica tutto lo sforzo fatto dai maglianesi», spiega Andrea Corti, direttore dell'Ato. In piccolo, quel che succede tra Grosseto e Arezzo.

Le resistenze alla differenziata e al porta a porta sono però ancora forti. Del resto, come spiega Corti, «la raccolta indifferenziata costa un terzo rispetto alla differenziata».

Eppure i tempi paiono maturi. «Oggi tutti i sindaci, grossetani compresi, chiedono più differenziata e hanno capito che questa sfida non si può vincere da soli», spiega Corti.

Secondo la nuova pianificazione, i Comuni di ciascuna provincia sono stati raggruppati in subbacini, come sono stati definiti: cinque sono stati ricavati per la provincia di Arezzo, sette per Siena e quattro per Grosseto, tenendo conto delle zone omogenee tra loro per tipo di territorio: Amiata, zona nord, centro e zona sud, come prevedeva anche il piano provinciale dei rifiuti dell’ormai lontano 2002.

L'obiettivo dell'Ato è rendere omogenei i servizi all'interno di ciascun subbacino con un lavoro articolato in un periodo di cinque anni che verrà svolto con due strumenti: il piano della riorganizzazione dei servizi, di durata appunto quinquennale, che detta le linee guida e di cui al momento esiste una bozza da approvare entro il 30 luglio.

E il progetto dei servizi esecutivo, che viene rinnovato ogni anno per correggere il tiro. Così l'Ato conta di arrivare al 70 per cento di differenziata nel 2020. Al momento, però, Arezzo sembra molto lontana dal capoluogo maremmano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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