Il Tirreno

Grosseto

«Pagamenti col bancomat? Ci rimettiamo soltanto»

di Maurizio Bernardini
«Pagamenti col bancomat? Ci rimettiamo soltanto»

Coro di critiche alla decisione che interessa gli esercizi al pubblico e che rischia di dare il colpo finale a una categoria già da tempo in affanno

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GROSSETO. Come tanti pugili suonati. Artigiani, commercianti, professionisti: la spina dorsale del Paese barcolla. L’ultimo schiaffo (a loro modo di vedere) è arrivata ieri, con una novità dalle sfumature tragicomiche. Sì, perché dal 30 giugno chiunque eroga servizi, consulenze e beni, sopra i 30 euro di spesa deve - su richiesta del cliente - accettare il pagamento tramite Pos. Un ulteriore aggravio per chi fa di tutto per non chiudere bottega. Un ulteriore laccio alle caviglie di un mondo imprenditoriale che vorrebbe e dovrebbe correre di più.

Sin qui la parte tragica. E la commedia? Semplice: l’obbligo di tenere con sé un Pos non è un obbligo. È un onere o giù di lì, dunque non c’è multa. Almeno per ora, ovvio. Tutto nasce dal decreto legge 179 del 2012. Lo Stato vuol limitare il proliferare dei furbetti dello scontrino, una marea pure in Maremma, e va giù pesante. Dopo lo stop ai pagamenti in contanti superiori alla soglia dei mille euro ecco quella che è letta come l’ennesima mazzata. Ovvio, da che mondo è mondo nessuno si mette a fare le corse per onorare un non obbligo. Dunque nel Grossetano, così come in molte altre parti d’Italia, la corsa al Pos è stata perlomeno rinviata. Ma l’idea che prima o poi quella macchinetta debba fare coppia con l’elettricista, il tappezziere o il falegname di turno è cosa che fa sobbalzare sulla sedia.

E le critiche più aspre arrivano proprio da chi la legge-Pos la subisce con più forza: artigiani e piccoli commercianti. Sono loro, la micro impresa che da decenni manda avanti la Maremma, a strabuzzare gli occhi davanti a una norma vissuta come l’ennesimo regalino alle banche. «Il Pos? Se me lo danno gratis lo metto» dice Francesco, edicolante. «Una volta – ricorda Emma, titolare di una lavanderia – avevo la macchinetta per accettare pagamenti con bancomat. Ma con l’andare del tempo mi resi conto che ci rimettevo, dunque la tolsi. E ora dovrei rimetterla? È un regalo per le banche».

Ma non finisce qui. Nei paesi di provincia la faccenda Pos sfiora il grottesco. «Qui è pieno di anziani – dice Cinzia, parrucchiera a Montiano – dunque non usano carte di credito. Io non ho neppure il telefono fisso, visto che pagavo un canone per nulla (spesso le linee funzionano male, ndc). Il Pos? Solo un ulteriore costo sulle nostre spalle». Critiche anche sull’assenza della sanzione, «una cosa all’italiana» per Francesca, titolare di un’attività che commercializza tendaggi. Pesante il commento di Enzo, carrozziere maremmano: «È uno di quei balzelli o quantomeno di quelle complicazioni che stanno ammazzando le piccole imprese come la mia e tante altre. Non ci si salva più, arrivano da tutte le parti. È una novità che serve solo a complicarci la vita. Il lavoro è poco, inoltre siamo costretti a farlo finire sempre in secondo piano perché dobbiamo dedicarci a risolvere o seguire mille cavilli burocratici».

Rende bene lo stato d’animo Moreno, titolare d’una storica selleria: «Questa è una caccia, siamo come tante lepri dentro una riserva. Vogliono darci il denaro virtuale e tenersi il malloppo. Non avessi il locale di proprietà (anche se ho il “pizzo” dell’Imu) a quest’ora avrei già chiuso. Così come hanno fatto tanti altri miei colleghi. Ormai non abbiamo uno Stato di servizio, siamo noi a servizio dello Stato».

Come tanti pugili suonati. Artigiani, commercianti, professionisti: la spina dorsale del Paese barcolla.

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