Il Tirreno

Grosseto

Le istituzioni si dividono niente bonifica del Merse

Stop agli interventi per salvare il fiume inquinato dalla miniera di Campiano Soprintendenza e Parco dicono no al progetto Syndial, la Provincia s’infuria

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CAMPIANO. L’idea era quella di “tombare” (ossia ricoprire) la parte superiore del fiume, in modo che l’acqua non arrivi alla miniera ancora da bonificare. Tutti d’accordo, a parte il Geoparco Colline Metallifere e la Soprintendenza per i beni archeologici e paesaggistici di Siena e Grosseto. E a termini di legge, se non c’è l’unanimità in una conferenza dei servizi la palla passa al governo.

Così le bonifiche dell’area Merse diventano un caso e segnano una rottura profonda tra chi dice no e la Provincia di Grosseto, infuriata per la decisione dell’ente ministeriale di presentare una verifica ad hoc, stoppando di conseguenza i lavori. «Buttati via mesi di lavoro», tuona l’assessore all’Ambiente Patrizia Siveri.

Questo stallo non fa presagire niente di buono, sentendo i tecnici. Perché da qualunque parte si guardi la vicenda sono in ballo aspetti molto seri per il territorio. Da una parte, infatti, ci sono le istituzioni che vogliono mettere in sicurezza l’area, visto che quell’acqua è contaminata, stando anche ai monitoraggi dell’Arpat. Dall’altra ci sono Soprintendenza e Parco che vogliono tutelare la memoria di questa terra, valutando quei siti minerari d’interesse culturale. E in mezzo ai due fuochi il rischio è che tutto resti congelato così com’è per diverso tempo.

Siamo nella valle del Merse _ fiume che nasce nei boschi dietro la frazione massetana di Prata per poi tuffarsi nell’Ombrone _ da molti anni al centro del dibattito in tema di bonifiche, chieste a gran voce anche dagli ambientalisti. Infatti, il primo tratto del fiume scorre all’interno dell’area mineraria chiamata “sistema Merse - Campiano”, dove le acque in uscita dalla miniera di Campiano e le numerose discariche minerarie vanno a contaminare quella che scorre nel fiume. Così, nel gennaio 2013 la Provincia ha convocato la conferenza dei servizi istruttoria per l’approvazione del progetto presentato da Syndial Spa, società cui fa carico l’obbligo della bonifica del sito. E già allora tutti gli enti votarono a favore del progetto, fatta eccezione dei due contrari.

L’intenzione della società infatti era quella di ricoprire il tratto di fiume in modo da fermare la contaminazione. Ma secondo Parco e Soprintendenza la soluzione sarebbe troppo impattante e andrebbe a cancellare quei siti che invece hanno un valore culturale. Il tavolo quindi si sposta in regione, nella speranza di superare le divergenze, senza risultato. «Il tavolo tecnico si è riunito innumerevoli volte a Firenze per oltre un anno, ma ha visto la chiusura totale sia da parte del Parco sia da parte della Soprintendenza», spiega Siveri. Giovedì poi l’appuntamento decisivo: a Palazzo Aldobrandeschi viene convocata la conferenza dei servizi per l’ok definitivo al progetto. La Soprintendenza però non solo vota nuovamente contro, ma comunica per iscritto di aver avviato il procedimento di Vic, verifica di interesse culturale dei siti. «Sono un’impronta storica del territorio», ribadiscono da Siena.

«Ci chiediamo allora come mai questo procedimento non sia stato richiesto nel gennaio 2013 e quale sia la ragione di un tavolo tecnico che ha impegnato per mesi le Istituzioni interessate», replica l’assessore, ribadendo che quello è «un sito inquinato e inquinante». Tutti fermi sulle proprie posizioni, insomma. Col rischio che tutto resti così com’è a tempo indeterminato. (a.f.)

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