Il Tirreno

Grosseto

Taglio choc ai diritti camerali

di Enrico Pizzi

Lamioni: «Ci mancheranno oltre 2 milioni, a rischio tutte le iniziative di sostegno alle imprese»

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GROSSETO. «Svuotare di ruolo un ente così significativo per le imprese, per un risparmio annuo di 50 euro a impresa, non mi pare un'operazione strategica». Il presidente della Camera di commercio di Grosseto, Giovanni Lamioni, commenta così, a caldo, la norma contenuta nel decreto di riforma della pubblica amministrazione che ha avuto martedì il via libera del presidente Napolitano e che dovrebbe dimezzare i diritti camerali, quella tassa annuale che ogni impresa versa alla Camera di commercio di appartenenza.

Una norma che preoccupa anche i dipendenti degli enti camerali, sul cui futuro comincia a pendere qualche incertezza. Per la Camera di commercio di Grosseto significherebbe un bilancio ridotto di 2,2 milioni di euro e un necessario addio a tutta una serie di attività – Maremma wine & food shire in testa – che la Camera di commercio promuove e finanzia. «Con il dimezzamento dei diritti camerali – spiega Lamioni – avremmo un ammanco netto di 2,2 milioni di euro, che sono, di fatto, le risorse che noi mettiamo, ogni anno, a sostegno del tessuto imprenditoriale, con i nostri bandi per il sostegno all'imprenditoria, lo start-up di impresa, la partecipazione alle fiere, agli eventi, al Vinitaly, a Fieracavalli, a Cibus, per il Maremma wine & food shire, per il sostegno al credito, il polo universitario nel quale mettiamo 100mila euro annui: sarebbe lungo l'elenco degli interventi che noi abbiamo fatto in questi anni e il cui costo complessivo ammonta, di fatto, alla riduzione che noi andremmo ad avere nei nostri bilanci. È abbastanza evidente, però – aggiunge Lamioni – come questi interventi abbiano avuto una ricaduta diffusa su tutto il tessuto imprenditoriale, non solo su coloro che ne hanno beneficiato immediatamente».

Insomma, prima che per la Camera di commercio, il problema, secondo Lamioni sarà per le imprese che, sì, risparmieranno qualcosa, ma perderanno molto. «Il diritto camerale medio, in Italia – dice il presidente Lamioni – è 109 euro annui ad azienda e in provincia di Grosseto credo che sia anche più basso. Il dimezzamento del costo significa un risparmio ad azienda intorno ai 50 euro annui. In un periodo di crisi serve tutto, ma è facile capire come non possa essere né risolutivo né, direi, significativo, un risparmio di 50 euro annui per un'impresa. Un risparmio insignificante che, però, provocherà una riduzione del gettito, per le Camere, del 50 per cento, il che significherà, molto probabilmente, che le Camere di commercio potranno mantenere solo il ruolo di gestore del registro delle imprese, che è uno strumento italiano invidiato in tutto il mondo, ma verranno a perdere la loro funzione prioritaria, che è quella di fare sintesi e di fare animazione economica. Lavoreremo – aggiunge Lamioni – per fare il possibile perché questo non avvenga, ma è un grosso problema che non credo sarà assolutamente mitigato da un risparmio annuo di 50 euro per le imprese».

Lamioni mantiene una speranza. «Staremo a vedere – dice – è vero che il decreto è stato firmato, ma ci sarà una proposta di legge di revisione dove saranno inserite le Camere di commercio, io continuo a sperare che poi il buonsenso prevalga e lo dico in una logica da imprenditore: tutto ciò che alleggerisce gli oneri e i costi a carico delle imprese lo vedo di buon grado, ma, oggettivamente, svuotare di ruolo un ente così significativo per il sistema delle imprese per un risparmio di 50 euro annui non mi pare un'operazione strategica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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