Lutto
I cipressi-simbolo sono in fin di vita
L’esperto conferma: le due piante che ricordano la tragedia delle Torri gemelle dopo il “trasloco” si stanno seccando
GROSSETO. Ora lo dice anche un esperto: i cipressi dedicati alle vittime dell’attentato terroristico che l’11 settembre 2001 devastò il cuore di New York e del mondo intero, rischiano di seccarsi. Spostati per far largo alle opere d’urbanizzazione del superstore Unicoop, i due alberi vacillano.
«Queste piante si trovano in forte stress vegetativo e idrico. Una grossa porzione della chioma è seccaginosa. Gli aghi cadono al semplice soffiare del vento».
A parlare è Marco Minuti, libero professionista, laureato alla facoltà di scienze agrarie e forestali di Firenze.
«Non conosco bene il trapianto che hanno avuto. Ma posso dire che zollatura e trasporto sono operazioni molto delicate». Ecco perché in questi casi «la fretta non è mai un bene».
Di solito, la pre-zollatura, con la base delle piante preparata a dovere e lasciata ambientare per almeno sei mesi, «assicura una migliore riuscita dell’intervento. Si tratta di una pratica che viene fatta anche nei vivai».
Quando si muove una pianta è poi buona abitudine cercare di evitarle traumi da trasporto e conservare il più possibile «la terra che sta attorno alle radici grazie all’uso di una rete».
Sia chiaro, l’esperto non mette in discussione le procedure di trasferimento, gestite dal vivaio Barbini e supervisionate dal Comune.
«La primavera, tra l’altro, è un periodo buono per il trapianto, perché la pianta ha grande capacità di ripresa e getta radici secondarie».
Ma nel post operazione qualcosa di più poteva essere fatto: «Non vedo un tutoraggio», dice Minuti mentre scuote uno dei cipressi. «Di solito, questi sostegni vengono usati per alberi di dimensioni ridotte, ma pure in questo caso avrebbero fatto comodo».
Cosa comporta la mancanza del sostegno? «È probabile che abbia fatto muovere la zolla e fatto perdere l’aderenza alle radici con il suolo. Inoltre qui manca l’acqua».
Ma attenzione: «Non è affatto detto che gli alberi avrebbero retto. Spostare da un punto all’altro piante di queste dimensioni ha i suoi rischi».
Ora se si vuol tentare di salvare i cipressi occorre intervenire subito. Come? «Irrigare abbondantemente le piante e sperare che abbiano alcune branche vive per recuperare parti della chioma. Ma le possibilità non sono molto elevate».
Questo è quanto. Salvati dalle ruspe e da una colata di cemento, ma (forse) tutto questo non basterà per farli continuare a vivere.
Arrivati per la prima volta alla Cittadella nel 2004, piantate lì come simbolo a perenne memoria delle vittime del crollo delle Torri gemelle (con tanto di presenza, nel giorno della “inaugurazione”, del console statunitense e benedizione), quei due cipressi hanno resistito per un decennio: chiacchiere, sventolii di bandiere, cerimonie. Ora si stanno seccando.
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