Il dolore
Geotermia: anche il Comune dice no
Raggiunta l’intesa con il Comitato per la salvaguardia d’Orcia. Bocciata la centrale che dovrebbe sorgere a Montenero
MONTENERO. Quella centrale non s’ha da fare. Tutti insieme per stoppare l’impianto geotermico pilota di Montenero d’Orcia (Castel del Piano). Insieme senza se e senza ma, l’amministrazione comunale, il Comitato per la salvaguardia dell’Orcia inferiore, aziende, cittadini. Un coro di no a un’ipotesi che potrebbe trasformarsi in cosa fatta fra 60 giorni, tanto è il periodo concesso ai portatori di interesse per presentare osservazioni al progetto per il quale la società Gesto ha inoltrato, il 20 giugno, istanza di Via. Lunedì sera a Montenero, il Comitato ha organizzato un incontro e insieme a due esponenti di spicco, Alessandra Vegni e Pino Merisio, si è seduto anche Alberto Coppi, capogruppo di maggioranza del comune di Castel del Piano, che ha dichiarato che il comune è animato dalle stesse convinzioni del comitato. «La nostra posizione è chiara - ha ribadito Coppi che è andato all’incontro con altri 4 consiglieri e due assessori, Giannetti e Colombini - Abbiamo condiviso un percorso da fare insieme, amministrazione, aziende, comitato. La gente ha capito che il comune vuole farsi carico di questo problema e che non lascerà nessuno da solo. Siamo animati da una comune motivazione, la salvaguardia dell’agricoltura di qualità di Montenero d’Orcia. Ora bisogna lavorare efficacemente, per trovare appigli tali da presentare eccezioni, prima di tutto tecniche, al progetto. È per questo che abbiamo già contattato un architetto esterno che con altri esperti tecnici dovrà analizzare le 600 pagine del progetto Gesto e fornirci suggerimenti. Mi fa piacere, comunque, che si sia capito che ci troviamo tutti dalla stessa parte della barricata e anche se è una battaglia difficile, è certo che questa unità le darà maggiore incisività». Concetto questo, condiviso anche da Pino Merisio, una delle anime del Comitato di salvaguardia, che precisa: «Tutti insieme contro questa ipotesi, ma ogni gruppo con iniziative sue: le aziende con il loro avvocato che ha già chiesto l’accesso agli atti anche per le altre concessioni, il Comune con le sue iniziative e il nostro comitato, forte delle 1200 firme raccolte che presenteremo insieme alle osservazioni al progetto». Merisio e Coppi ricordano che la questione energetica è gestita dal Ministero, secondo la legge e dunque le azioni dei singoli comuni, anche se forti, rischiano di essere inefficaci: «Proveremo a intercettare interlocutori validi», promette Coppi e Merisio avverte: «Anche la modifica degli strumenti urbanistici comunali risulterebbe insufficiente, credo. Occorre, comunque, dedicare al problema consigli comunali ad hoc, spingere tutti i sindaci ad esprimersi. Purtroppo, se passasse la centrale di Montenero, essa sarebbe la prima di una lunga serie, destinata a trasformare l’Amiata in una nuova Larderello». Merisio si riferisce alle tantissime concessioni di sfruttamento del vapore che vanno da Montalcino a Cinigiano a Monte Labro. «Impatto devastante sull’economia e sulla cultura della montagna - afferma Merisio - per cui occorre far leva su Stato e Regione. Ma tutti i comuni amiatini devono dire la loro posizione. Speriamo che il fatto che dal comune alla regione al governo, domini lo stesso colore politico, possa essere di aiuto». La centrale di Montenero, se fosse costruita, sorgerebbe fra l’azienda La Pieve e Macchia Alta, a cui si arriva dalla strada del Casalino, curvando al bivio di Monticello Amiata. In questa zona è prevista la centrale e due pozzi di estrazione, mentre quelli di reimmissione sarebbero più in basso nei pressi del torrente Zancona. Interessati a vario titolo, oltre Castel del Piano, anche Arcidosso, Cinigiano e Santa Fiora.
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