Il Tirreno

Grosseto

Una petizione contro il progetto Magrone

Produttori agricoli e vitivinicoli in allarme sulla prevista area Pip e l’impianto per l’olio di pirolisi

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VALPIANA. Sono una settantina di firme, tra cui spiccano anche nomi illustri del mondo vitivinicolo, come quello di Antinori. Sono i membri del comitato dei Produttori di Cura Nuova e Valpiana, che hanno deciso di mandare un messaggio chiaro all’amministrazione comunale massetana: «no all’area Pip del Magrone e all’impianto per la produzione di oli di pirolisi».

In forma tecnica è una petizione che le aziende del territorio massetano hanno inviato al sindaco Marcello Giuntini: un documento di sedici pagine in cui si elencano tutte le ragioni di questa ferma opposizione. «C’è una categoria economica già esistente e produttiva, sia in termini di prodotto che di occupazione, che è scesa in campo contro un progetto insensato e gravido di rischi». L’argomento è caldo da diverso tempo, ma mai c’era stata una sollevazione di scudi simile. La posizione dei produttori è tanto ferma quanto chiara: no a questi progetti.

No al Pip, piano degli insediamenti produttivi, che stando ai progetti dovrebbe riguardare l’area del Magrone. «Si dia la priorità ai nuovi insediamenti manifatturieri all’area industriale già attiva» dicono dal comitato, che sull’argomento chiede anche la costituzione di un comitato paritetico per decidere tutti assieme come utilizzare quell’area.

E no anche al progetto della fabbrica di olio di pirolisi (produzione chimica destinata all’energia elettrica) che dovrebbe essere realizzata nella stessa zona. «Questi impianti – continua la petizione – sono universalmente ritenuti non idonei né per la produzione ecologica di energia elettrica né per la salvaguardia ambientale». Queste in estrema sintesi le motivazioni che hanno portato sessantanove persone a sottoscrivere sedici pagine di documento dettagliato da inviare al sindaco Giuntini.

«Ora c'è una forma economica non indifferente che si oppone alla devastazione del territorio in nome di un’ipotesi, solo un’ipotesi di sviluppo che non si sa se mai decollerà». Perché, spulciando proprio quei documenti che stanno alla base della petizione, i produttori ribadiscono come nel «progetto Magrone non c’è traccia della difesa dei caratteri del territorio né delle attività importanti che già esistono – dicono dal comitato – l’agricoltura in primo luogo e i beni culturali in secondo: le preoccupazioni delle stesse soprintendenze lo testimoniano e lo affermano». (a.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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