Sicurezza
Lo Spi Cgil contro il ministro sui pensionamenti per silicosi
Non sono piaciute al sindacato le affermazioni di Poletti al seminario del Pd a Pian dei Mucini Stefanelli: «Chi ha visto riconosciuta quella malattia professionale non ha certo avuto privilegi»
MASSA MARITTIMA. «Non esiste un pensionamento per silicosi». Nella segreteria della Spi Cgil di Massa Marittima e Monterotondo sono infuriati. Ce l’hanno con il ministro del lavoro e politiche sociali Giuliano Poletti, ma anche con i propri delegati del sindacato. «Dispiace che non l’abbiano corretto» spiega il segretario Roberto Stefanelli, che insieme agli iscritti della lega intercomunale non ha mandato giù parte dell’intervento che il titolare del dicastero ha fatto sabato mattina nel corso del seminario dell’area riformista del Pd al resort Pian dei Mucini.
«Dopo che sono state dismesse le miniere – aveva detto Poletti – molti lavoratori in diverse zone d’Italia sono stati messi in pensione per silicosi, per poi scoprire che la silicosi non ce l’avevano affatto. La verità è che non potevano essere ricollocati nel mondo del lavoro e allora si è sistemato tutto mandandoli in pensione». Concetto che il ministro ha ripreso a margine del seminario, dicendo che anche le Colline Metallifere non facevano eccezione in questo senso. «La silicosi è stata un dramma, non un privilegio» tuonano ora dalla Cgil di Massa e Monterotondo.
La risposta della sezione collinare del sindacato è affidata a Stefanelli, che firma una lettera inviata direttamente al ministro. «Ha offeso pesantemente decine e decine di famiglie che per silicosi hanno visto morire i loro cari». La silicosi del resto è un mostro ben noto nelle Colline Metallifere, che per decenni hanno dato lavoro al territorio attraverso i chilometri di cunicoli che si snodano nel sottosuolo. E Stefanelli ripercorre brevemente il binomio tra il lavoro del minatore e la malattia. «Dagli anni ’30 ai ’50 la silicosi ha fatto centinaia di morti quando c’era la perforazione a spolvero e la stessa non era riconosciuta dall’Inail». Sono arrivate le lotte dei minatori che «hanno ottenuto un altro sistema di perforazione riducendo sensibilmente i morti e ottenendo il riconoscimento che la silicosi era una malattia professionale». Dagli anni ’60 alla chiusura delle miniere (1994) «c’è sempre stato un contenzioso forte con l’Inail che tendeva a non riconoscere la rendita in quanto la malattia professionale è difficilmente riscontrabile».
Questa è la storia da cui trarre la semplice conclusione: «nessuno è stato messo in pensione per silicosi perché non esiste questo tipo di pensionamento» spiega Stefanelli. «Tutte le rendite per silicosi erogate sono state duramente conquistate dai minatori e dalle organizzazioni sindacali». Ecco il motivo di tanta rabbia da parte della Cgil locale, rivolta anche ai rappresentanti del sindacato presenti al seminario. «Ci spiace che anche i nostri rappresentanti territoriali non l’abbiano corretta facendo passare l’idea che avere la silicosi riconosciuta è stato un privilegio e non un dramma».
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