Il Tirreno

Grosseto

Al Crasm sei lupacchiotti “a metà”

di Fiora Bonelli
Al Crasm sei lupacchiotti “a metà”

I cuccioli sono ibridi recuperati dall’università La Sapienza. Per legge non si possono né adottare né lasciare liberi

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SEMPRONIANO. Bomba, Luigi, Vincent. Luisa, Alessandra, Ed. Tre maschi e tre femmine, nati da una lupa pura e da un ibrido. Sono cuccioli ibridi che gli operatori dell’Università La Sapienza di Roma (partner della Provincia per il progetto Life/Ibriwolf) guidati dal professor Luigi Boitani hanno consegnato ieri mattina alle cure del Crasm di Semproniano diretto da Marco Aloisi, che li ha presi in carico.

Sono sei superstiti di una cucciolata di 10 esemplari ritrovati nelle campagne del Belegaio, al confine fra le province di Grosseto (Roccastrada) e di Siena (Chiusdino), grazie al monitoraggio eseguito dallo staff del dipartimento Biologia e biotecnologie dell’Università La Sapienza di Roma che li ha avuti in cura dal 24 maggio scorso, dopo che ha seguito a lungo gli spostamenti di un branco che si muove fra Roccastrada e Cornacchia, come ha raccontato il professor Luigi Boitani.

Per adesso sono quattro gli esemplari consegnati. Gli altri due arriveranno a giorni, non appena saranno in grado di muoversi autonomamente come gli altri. «I loro caratteri – ha spiegato Boitani – sono stati sufficienti agli esperti per definirli “ibridi” e quindi per autorizzarne la rimozione. Se fossero stati lupi puri non avremmo potuto prenderli, perché il lupo è, come si sa, una specie protetta. Anche la successiva analisi genetica effettuata dall’Ispra ha dato come risultato che sono proprio ibridi. E in particolare la madre è una lupa pura, come risulta dall’analisi del pelo che abbiamo rintracciato all’imboccatura della tana, mentre il padre è un ibrido. Un accoppiamento standard, questo».

Quando i piccoli sono stati presi avevano 4-5 giorni, come testimoniava il cordone ombelicale. «Il dottor Adriano Argenio – prosegue Boitani – li ha portati a casa sua e grazie alle sue cure e a quelle di Margherita Zingaro, sei sono sopravvissuti. Hanno avuto bisogno di un’alimentazione ogni due ore, e adesso i 6 sono in ottima forma. Dopo averli “svezzati” e resi autonomi, li affidiamo al Crasm. Qui rimarranno per sempre».

La sorte dei cuccioli è dunque stabilita. Infatti in Italia non c’è una legge che regola in dettaglio la tipologia “ibridi”. Gli ibridi sono considerati animali selvatici e dunque non possono essere adottati. Ma d’altra parte non sono lupi puri e dunque, al contrario di questi ultimi, non possono restare in libertà. Nemmeno lontanamente ipotizzabile l’abbattimento, come ha tenuto a rimarcare Giacomo Bottinelli responsabile della Lav grossetana che era presente alla consegna dei cuccioli. Quindi i 6 resteranno vita natural durante dentro i recinti del Centro recupero animali selvatici di Semproniano.

«Non si possono purtroppo adottare – commenta Boitani – perché sono animali selvatici. Gli ibridi di prima e seconda generazione sono psicologicamente instabili, anche se, se bene addestrati, potrebbero diventare docili. Docili sì, ma mai domestici. Io sarei favorevole all’adozione, che è però legalmente impossibile. D’altra parte non possono neanche essere reimmessi in natura perché rischiano di diffondere ulteriormente le loro caratteristiche genetiche. Un vuoto legislativo che andrebbe riempito».

Il branco di 4 esemplari da cui è venuta fuori la cucciolata vive ancora libero nella campagna fra Roccastrada e Chiusdino ed è stato seguito finora con il metodo delle fototrappole, previsto dal progetto Ibriwolf. Secondo Boitani il branco non è pericoloso per le greggi: «Nella zona abitano tre pastori con 1000 capi di pecore e poco distante un altro pastore che ha 300 capi. Nessuno di loro ha mai avuto una perdita di pecore. Hanno cani da guardiania e il branco si ciba di fauna selvatica».

Tra i risultati già raggiunti del progetto Life/Ibriwolf c’è l’adozione delle linee guida di gestione degli ibridi e del piano provinciale per la riduzione del randagismo canino, entrambi formalmente approvati dalla Provincia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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