La manifestazione
Grosseto, a rischio i cipressi piantati in memoria dell'11 settembre
Gli alberi ricordano la tragedia delle Torri Gemelle, ma dopo il loro spostamento ora sembrano destinati a seccare
GROSSETO. Un simbolo può appassire? Forse sì. Dovevano essere spostati per far spazio ai lavori del superstore Unicoop e così è stato fatto. Ma a distanza di poche settimane dal trapianto, i due cipressi che raffigurano le Torri Gemelle di New York cadute nell’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 si stanno seccando. Salvi da una colata di cemento e dalle ruspe, ma (forse) non è bastato.
«Che sarà mai – dirà qualcuno – in fin dei conti sono due alberelli». Non proprio. Perché quei due cipressi sono qualcosa di più, incarnano un simbolo. Dal 2004 custodiscono la memoria di una tragedia. In quell’anno, accanto al sindaco Alessandro Antichi, arriva il console americano, William Mc Lihenny. C’è pure la Chiesa, con monsignor Franco Cencioni che benedice le due piante. Poi tante cerimonie, bandiere, articoli sul giornale, discorsi e tributi. I cipressi assumono una sfumatura sacra. Un’identità, quasi un’anima.
Fino al maggio di quest’anno, i cipressi rimangono a due passi da via Germania, in un’area verde tranquilla. Li incroci passando con l’auto o mentre porti il cane a fare una sgambata. Fieri, a due passi dalle case. Regalano poca ombra, ma tanta emozione. Nell'aprile arriva lo “sfratto”. Dopo i primi allarmi lanciati da alcuni residenti della zona intimoriti dall’avvicinarsi delle ruspe, ecco l’ammissione del sindaco che per anni ha tenuto per sé le deleghe all’urbanistica. «Nel 2000 è iniziato il procedimento che ha portato all’approvazione del piano strutturale e poi del regolamento urbanistico. E già nel piano strutturale il superstore Unicoop Tirreno c’era». Come dire: mettetevi l’animo in pace, quelle piante vanno spostate. E non a causa nostra.
Il Comune si dà da fare, parte una girandola di sopralluoghi e l’ente cura con attenzione ogni passaggio del delicato intervento. Il sindaco prende la cosa a cuore, promette l’avvento di una piccola lapide commemorativa e assicura: «Una cosa è certa, quel simbolo non sparirà. E il prossimo 11 settembre saremo ancora lì a ricordare quel che è accaduto». Alla fine la decisione: i due alberelli vengono accompagnati a due passi dalla rotatoria che congiunge via Stati Uniti con via Estonia. Trecento metri di viaggio, forse meno. L’operazione pare essere riuscita alla perfezione e i cipressi sembrano salvi. Ma qualcosa va storto: la chioma dimentica il verde e, pian piano, s’avvicina sempre più al giallo bruciato. Chi passa da quelle parti e butta un occhio su quei cipressi mormora, scuote il capo. «Non è semplice trapiantare due alberi di quelle dimensioni», dice un anziano. «A volte – confida qualche “pollice verde” – c’è un rigetto iniziale, ma poi il cipresso si riprende». Staremo a vedere.
Può un simbolo appassire? Forse sì. Ma quel che rappresenta deve rimanere.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
