Sicurezza
Sentenza ex Agraria, la lista civica protesta
MASSA MARITTIMA. Il tono suona come sconsolato, ma senza dubbio è molto arrabbiato. «Per la giustizia Massa Comune non esiste». Il movimento civico si è visto respingere anche in secondo grado il...
MASSA MARITTIMA. Il tono suona come sconsolato, ma senza dubbio è molto arrabbiato. «Per la giustizia Massa Comune non esiste». Il movimento civico si è visto respingere anche in secondo grado il ricorso sull’area ex Agraria di Massa Marittima, presentato per denunciare, a suo dire, irregolarità nella realizzazione di ventiquattro appartamenti in piazza XXIV Maggio.
Ma quel che fa più arrabbiare gli esponenti di Massa Comune è la motivazione: «difetto di legittimazione attiva». Ossia, perché la civica al tempo delle autorizzazioni rilasciate al cantiere ancora non sedeva in consiglio comunale e quindi il ricorso non andava a tutelare nessun interesse pubblico. «Di fatto siamo per la seconda volta di fronte ad un fatto eclatante: il Consiglio di Stato non entra nel merito del ricorso semplicemente perché lo ritiene inammissibile in quanto proposto da un’associazione non rappresentativa – dice il capogruppo Fiorenzo Borelli – È un po’ come dire che se un privato cittadino vede uccidere una persona e denuncia il fatto, la giustizia non esamina il problema perché l’individuo da solo non è rappresentativo se non di se stesso». Un amaro in bocca reso ancor più marcato dal risultato delle ultime elezioni.
«Massa Comune oggi rappresenta il 37,5 per cento dei cittadini di Massa Marittima ma evidentemente non merita il titolo di ammissibilità; è mai possibile che non sia venuto anche solo il dubbio che abbiano segnalato un reale reato? Meglio bloccarlo prima dell’esame». Nello specifico, poi, il capogruppo dice che «dopo questa “non sentenza”, ripartano pure i lavori e vengano terminate quelle opere di urbanizzazione rimaste incompiute e non pagate; ho molte perplessità sul fatto di veder completata quell’area». In compenso, da Massa Comune avvertono: la partita non è chiusa: «la parola fine è ancora lontana dall’essere scritta: debbono ancora pronunciarsi al riguardo la Procura generale della Corte dei Conti e la Procura della Repubblica». (a.f.)
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