Attenzione
«Federico ucciso con premeditazione»
Ma la madre del piccolo di 16 mesi non è punibile perché incapace di intendere e di volere. Ecco i motivi dell’assoluzione
ORBETELLO. Povero Federico. Troppo piccolo, a sedici mesi, per potersi difendere da solo da una madre che non lo aveva mai voluto. E se una volta era riuscito quasi miracolosamente - ma anche per merito dei rianimatori - a salvarsi dall'annegamento nella vasca di casa, quella seconda volta nel mare della Feniglia non aveva avuto scampo. Laura Pettenello, la madre, lo aveva voluto uccidere con premeditazione, e questo a prescindere dall'incapacità di intendere e di volere che ne ha determinato l'assoluzione. «Non so più cosa fare, vorrei solo che questo bambino sparisse dalla mia vita», aveva scritto Laura a un amico in un'e-mail recuperata dal computer, dove era stata anche trovata traccia di parole chiave significative cercate dalla donna: infanticidio, come uccidere un bambino, ho tre figli e sono disperata...
E' la storia di una tragedia familiare smisurata quella che il giudice dell'udienza preliminare Valeria Montesarchio ha raccolto nelle motivazioni della sentenza, depositate da qualche tempo, del procedimento per tentato omicidio (13 marzo 2011) e per omicidio (9 agosto 2011). Una storia che coinvolge anche il padre Lorenzo Cassinis (8 mesi patteggiati per omicidio colposo in relazione al mancato intervento nei confronti del coniuge e del figlio) ma che sconvolge l'esistenza di tutti coloro che in qualche modo entrarono in contatto con Federico, dallo psichiatra alla pediatra, dai familiari agli amici. Una storia di rimproveri e di «l'avevo detto», di rifiuti e di ammissioni parziali, di soluzioni consigliate e non adottate. In questo quadro di negligenze, si staglia positivamente la figura della pediatra Elena Porzio, l'unica a capire e a dare il consiglio giusto: «La madre va separata dal figlio», la depressione psicotica puerperale era profonda. Quella fu molto più che una raccomandazione. Ma attuata soltanto in parte. «La notizia della morte di Federico mi lasciò attonita perché era una morte quantomeno annunciata. Telefonai al dottor Koukopoulos (Athanasios, lo psichiatra - ndr) al quale espressi tutta la mia amarezza per l'evento che non siamo riusciti a evitare». E anche lo psichiatra, secondo le sue stesse dichiarazioni, sarebbe stato fuorviato da Lorenzo Cassinis, che lo aveva «rassicurato sui miglioramenti della moglie».
Però, a tragedia avvenuta, i cancelli si erano aperti. In un'intercettazione (i carabinieri avevano sospettato da subito ma a settembre avevano anche ricevuto un esposto anonimo), Lorenzo parla con il padre di Laura e spiega che se lei voleva andare alla boa con Federico sul pedalò «c'è qualcosa che non le ha funzionato». Aveva pianto, Lorenzo, ricordando Federico che non c'era più. Ma il fratello di Laura, Paolo, fu critico nei confronti del comportamento della famiglia Cassinis, specialmente di Lorenzo. Nelle intercettazioni tra amici e parenti le raccomandazioni volte a salvaguardare gli altri due figli si mescolano alle valutazioni sullo stato dell'inchiesta e sulla consapevolezza della conosciuta gravità dello stato di salute di Laura.
Anomalie vengono riscontrate dal gup nei comportamenti della Pettenello sia nel dare l'allarme per l'episodio della vasca (diceva che il bambino non respirava più ma il 118 al telefono sentì un pianto) sia per quanto avvenuto in occasione dell'annegamento della Feniglia, con i tempi che non tornavano. Secondo il medico legale Fineschi, Federico rimase sotto acqua per 5-8 minuti. La perizia di Ammaniti e Fabbrizzi ha raccontato di un «nucleo persecutorio ben radicato e profondo», oltre che della totale incapacità di intendere e di volere. Le due valutazioni sono state raccolte dal giudice, insieme a quella che esclude l'attuale pericolosità sociale: «I periti sottolineano che Laura Pettenello sta manifestando la seria volontà di riprendere la vita quotidiana - scrive il gup - impegnandosi e dedicandosi alla famiglia, alla casa, al lavoro e alla cura di sé». Dal ricovero nella casa di cura alla libertà vigilata allo scioglimento di ogni vincolo. Laura è consapevole di ciò che è avvenuto, ma fatica a prenderne le distanze; soffre e la sua sofferenza è attenuata dal fatto che sa «che tutto è accaduto in conseguenza di una grave psicopatologia che aveva preso il sopravvento». Laura sta guarendo ma Federico non c'è più. Anzi, ma questo il giudice non lo dice espressamente, forse Laura sta guarendo forse proprio perché Federico non c'è più.
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