Il Tirreno

Grosseto

Annegò con premeditazione il figlio che non riusciva ad amare

Annegò con premeditazione il figlio che non riusciva ad amare

Ma la donna  è stata assolta perché totalmente incapace di intendere e di volere

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Voleva che «sparisse dalla sua vita», e chiedeva che «venisse affidato a una famiglia che gli volesse bene». Sono le parole di Laura Pettenello, la commercialista romana di 48 anni che il 9 agosto del 2011 uccise il figlio Federico Cassinis di 16 mesi annegandolo nel mare della Feniglia durante una gita in mare con il pedalò. Sono alcune delle frasi riportate nelle motivazioni della sentenza del giudice Valeria Montesarchio che ha assolto la donna perché «totalmente incapace di intendere e volere all'epoca dei fatti». Frasi che Pettenello scrisse via e-mail ad un amico, definito «confidente speciale» e anche per sms alla pediatra del piccolo, la quale peraltro aveva consigliato al marito Lorenzo Cassinis, di separare madre e figlio, «di non farli vivere sotto lo stesso tetto».

Consiglio dato dopo l'episodio di alcuni mesi prima, nel marzo 2011, quando la donna, secondo le accuse, cercò di annegare il figlioletto nella vasca da bagno. Pettenello era affetta da una sindrome "ossessivo-compulsiva post parto" che aveva cominciato ad affliggerla, quattro mesi dopo la nascita del figlio «che non riusciva ad amare». Quello stesso bambino che la donna tenne sott'acqua al largo nel mare «dai cinque agli otto minuti». Un obiettivo, quello di ucciderlo, che si evince, sempre secondo il giudice, anche dalle ricostruzioni fatte dagli investigatori nei motori di ricerca del computer di Laura Pettenello che fu sequestrato. La donna continuamente digitava le parole "infanticidio", o "come uccidere un bambino". Il marito della donna, che adesso si trova in libertà, Lorenzo Cassinis, ha patteggiato 8 mesi di reclusione per non aver vigilato sul figlio.

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