Sicurezza
Eurovinil: nuove richieste alla società
L’assemblea non ha firmato l’accordo sulla cassa integrazione. Sel: «Smantellamento inammissibile»
GROSSETO. È durata quasi due ore ieri mattina l’assemblea dei lavoratori dell’Eurovinil, chiamati a votare il verbale di accordo per la cassa integrazione che riguarderà tutti i dipendenti della struttura. Verbale che ancora non è stato sottoscritto come richiesto dai dipendenti stessi, che ieri mattina hanno voluta fare un altro tentativo, attraverso i sindacati, di mediazione con l’azienda. In sostanza, uno dei punti dell’accordo riguardava l’incentivo all’esodo. La maggioranza dei dipendenti dell’Eurovinil hanno chiesto all’azienda di poter differenziare il pagamento di quelle cifre a seconda del tempo di permanenza all’interno della fabbrica in questo primo anno di cassa integrazione. Una richiesta che i sindacati, Cgil, Cisl e Uil, hanno trasmesso alla Survitec, la società proprietaria della fabbrica in via Genova. I lavoratori si incontreranno con i sindacati la prossima settimana, quando l’azienda avrà deciso sull’incentivo all’esodo e avrà comunicato la risposta ai rappresentanti dei lavoratori e ai sindacalisti.
Un’azienda con oltre 107 dipendenti che lascia la provincia.
Una situazione preoccupante per molti che non va giù a Sel. «Siamo preoccupati per l'assurda crisi che sta colpendo l'Eurovinil e i suoi lavoratori. Un'azienda che rappresenta un'eccellenza nel panorama nazionale ed europeo nella produzione di particolari tende - dicono i vendoliani - che tra l'altro sono state in grado in questi anni di fronteggiare terremoti e alluvioni e tutte le numerose emergenze ambientali che affliggono ormai costantemente il nostro Paese».
Dall'incontro avvenuto mercoledì al Ministero dello Sviluppo Economico Sel si sarebbe aspettato qualcosa di più, anche in termini di impegno diretto del governo in un settore che è strategico.
«Purtroppo dobbiamo registrare ancora una volta l'impotenza delle istituzioni pubbliche di fronte alle scelte delle multinazionali che delocalizzano o, come nel caso di Eurovinil, chiudono interi rami d'azienda senza nessun tipo di impegno verso processi di reindustrializzazione e senza preoccuparsi delle conseguenze sociali di queste scelte - dicono a Sel - Tutto ciò è inammissibile, come è inammissibile che già tra pochi giorni Survitec decida di dismettere il sito di produzione spacchettando e vendendo a pezzi lo stabilimento escludendo di fatto qualsiasi prospettiva produttiva e con lei il futuro di molte decine di lavoratori».
Un sistema di fare impresa che non piace a Sel. E che fa preoccupare e non poco i lavoratori dello stabilimento di Grosseto, alle prese con una crisi aziendale che secondo molti poteva essere contenuta. (f.g.)
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