Il Tirreno

Grosseto

Arsenico, è scontro Arpat-ambientalisti

di Francesca Ferri

Livelli di contaminazione, “naturalità” e fonti dell’inquinamento, bonifiche nella piana di Scarlino: ormai è fuoco incrociato

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SCARLINO. L’arsenico nella falda della piana di Scarlino avvelena lo scontro tra gli ambientalisti del Forum Ambientalista e l’Arpat. Se il fine di entrambi è la tutela della salute e dell’ambiente, sulla tormentata vicenda della contaminazione da arsenico del terreno e della falda è ormai un muro contro muro.

Le precisazioni di Arpat. Dopo gli ultimi interventi del Comitato e in riferimento all’articolo del Tirreno “Perizie choc: l’arsenico cresce” (12 giugno) l’Arpat ha diffuso un comunicato con alcune precisazioni. La prima, sulle concentrazioni d’arsenico nelle falde che, dice Arpat, «sono sistematicamente monitorate e non indicano alcuna tendenza all’aumento ma risultano stazionarie».

L’Arpat spiega poi di conoscere «bene» lo stato della contaminazione da arsenico dei primi due livelli acquiferi (fino a 20-25 metri di profondità, da cui si attinge l’acqua per uso potabile) e, in particolare, di sapere fin dal 2008 che anche il secondo livello risulta contaminato. Per questo ha richiesto la caratterizzazione del terzo orizzonte. La stessa Arpat precisa però che «interventi di bonifica della falda veri e propri non ci sono mai stati» ma si sono «attuati solo interventi di messa in sicurezza di emergenza nell’ambito dei progetti di bonifica dei suoli» e mette in guardia dal confondere i «due diversi piani d’intervento».

Sui motivi della contaminazione (argomento dell’articolo “Ora lo dicono anche Arpat e Asl: in quell’acqua è allarme arsenico”, 14 giugno) l’Agenzia spiega di «non aver mai sostenuto la naturalità della contaminazione da arsenico nelle falde».

La replica degli ambientalisti. Il comunicato dell’Arpat, pubblicato sul sito dell’Agenzia, ha suscitato la reazione del Forum Ambientalista e del suo portavoce, Roberto Barocci. «Da anni – spiega Barocci – sono in funzione impianti per togliere l’arsenico dall’acqua. L’Arpat dice che la contaminazione è stazionaria? Mi chiedo: stazionaria nonostante la sottrazione di arsenico avvenuta in questi anni? Ma questo conferma che ci sono altre fonti di inquinamento». Postulato a queste osservazioni è, per il Forum, il problema del non aver individuato, dopo tanti anni, le altre fonti inquinanti oltre al panettone. «Non sono state individuate – spiega Barocci – perché le ricerche sono state limitate ai confini di proprietà degli impianti industriali».

Il Forum Ambientalista sostiene che la causa dell’inquinamento del terreno e, di conseguenza dell’acqua, siano le ceneri di pirite, capaci di rilasciare arsenico, usate in passato per costruire strade e massicciate. «L’Arpat dice di aver sostenuto la naturalità dell’inquinamento del terreno, non di quello della falda. Ma le falde sono inquinate dai terreni e non esiste una distinzione tra la bonifica del terreno e quella della falda. La legge non prevede tale distinzione», dice Barocci.

Il Forum Ambientalista passa poi all’attacco e in una nota elenca «gli errori commessi dai dirigenti provinciali e regionali dell’Arpat» in 20 anni.

I dirigenti dell’Arpat, spiega il Forum, «hanno espresso parere favorevole al riuso delle ceneri di pirite per realizzare massicciate stradali pur sapendo che tali rifiuti erano tossici e nocivi». Barocci cita gli appunti delle riunioni del Comitato tecnico regionale del 1988 conservati nel fascicolo sul procedimento penale 1151/96 in cui Silvano Giannerini, ex responsabile Arpat di Grosseto, suggeriva di usare le polveri di pirite per costruire l’Aurelia «per le zone dove è già inquinamento». Il progetto fu bocciato da Anas ma le polveri furono comunque usate per la viabilità locale.

Quanto all’origine naturale dell’inquinamento, Barocci mostra la nota del 23 maggio 1999 in cui Arpat approva la richiesta di esclusione dalle bonifiche del sito Eni proprio sulla base della teoria della naturalità. Ciò consentì all’Eni di evitare gli obblighi di bonifica.

Uno dei punti su cui più insiste il Forum è che ad oggi Arpat non abbia prescritto che sia quantificato l’arsenico disperso, nonostante la richiesta dei consulenti del Comune di Scarlino. Si ipotizza che ve ne siano 4-5mila tonnellate. «Come si può pianificare una bonifica se non si sa né quanto arsenico c’è né da dove viene?», chiede il Forum. «Quando poi, smentiti, sono iniziate le bonifiche – spiega Barocci – hanno approvato di limitare la rimozione dei rifiuti tossici interrati alla sola superficie di proprietà dei singoli siti, pur essendo documentato che tali rifiuti tossici erano stati interrati anche oltre il limite delle singole proprietà, e non hanno prescritto la rimozione dei rifiuti tossici depositati in strade, piazzali, parcheggi, argini dei canali».

Un altro errore dell’Arpat , secondo il Forum, sarebbe l’aver convalidato il collaudo delle bonifiche delle superfici «sapendo che le acque in transito continuavano a ricevere arsenico fuori norma», dice il Forum portando a riprova il parere che convalida il collaudo dato da Arpat al Comune il 24 giugno 1997.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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