Attenzione
«Scalciava contro noi carabinieri»
Udienza per il marocchino arrestato per sequestro di persona
TATTI. Mohamed El Akroute, 36 anni, origini marocchine, quel pomeriggio sembrava una furia. Non tanto quando arrivarono i carabinieri e lo trovarono davanti alla porta di casa, seduto su una sedia, con una delle gambe appoggiate all’anta. Quanto poco dopo che i militari entrarono in casa e videro la madre e le sorelle di lui terrorizzate: scapparono in una stanza in fondo quando l’uomo fece per entrare, alterato.
Sequestro di persona con lesioni alle tre donne, maltrattamenti in famiglia, resistenza con lesioni a pubblico ufficiale le accuse di cui l’uomo è chiamato a rispondere - giudizio immediato, senza udienza preliminare - davanti al Tribunale per i fatti culminati il 19 luglio 2012, con il suo arresto.
El Akroute, fratello di quel Salah Din morto a 5 anni nell’estate precedente nella piscina di Giuncarico (è ancora sotto processo il padre per l’omessa vigilanza), vive ancora in quella casa di Tatti, insieme alle sue presunte vittime. Una di loro aveva dato l’allarme quel pomeriggio, chiamando il 112. Tre militari si erano precipitati e, come ha raccontato il luogotenente del Norm ascoltato ieri, avevano trovato ai piedi della scalinata vasi rotti e un legno spezzato. Sul pianerottolo in cima alle scale c’era El Akroute, seduto e ferito alla mano. Da dentro una voce femminile gridava «Aiuto! Fateci uscire». Una spallata e i carabinieri erano entrati. «Per terra c’era del sangue, non ricordo se la maniglia che non era inserita all’interno era per terra o su un mobile, ma ci sono le foto - ha aggiunto il luogotenente - Lui era entrato ed era agitato. “Vi taglio la gola” aveva detto. Noi siamo stati colpiti perché lui scalciava, siamo stati tutti refertati». Alla domanda del difensore D’Amato, il sottufficiale ha risposto che in presenza dei militari l’uomo non aveva colpito le donne. Che saranno sentite come testimoni alla prossima udienza, a novembre.(p.s.)
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