Gioco
La Provincia vince il ricorso, lo Stato deve pagare 17 milioni
Il Tribunale riconosce i mancati trasferimenti erariali dagli anni Novanta Marras: «Anche se il nostro ente sparirà, quei soldi non andranno persi»
FIRENZE. Un decreto ingiuntivo da 17 milioni di euro. Lo ha firmato il dottor Fernando Prodomo, giudice del Tribunale di Firenze. A presentare il ricorso era stata, nei primi mesi del 2013, la Provincia di Grosseto, creditrice di una montagna di denaro - dovuto ha sempre sostenuto l’ente- che Roma, tra il 1997 e il 2006, ha dimenticato di trasferire in Maremma. Destinatari del clamoroso provvedimento il ministero dell’Interno e il ministero delle Finanze: saranno loro adesso a dover pagare.
Il presidente della Provincia Leonardo Marras su questa vicenda è sempre stato inflessibile. «Andremo in fondo, quei soldi ci spettano e arriveranno - dice - Il fatto che l’ente cambierà fisionomia e vertici non mi preoccupa: 17 milioni allo Stato non glieli lasciamo. Non stiamo parlando di spiccioli ma di denaro che serve, che ci spetta per legge, in parte già impegnato. Chi verrà dopo di me questi soldi deve averli nel portafoglio e spenderli sul territorio».
E’ un’altra storia buffa, molto italiana, quella che raccontano gli atti di questa insolita causa tra enti. Un anno fa, nel febbraio del 2013, a margine di un’intervista al nostro giornale, il presidente Marras aveva dato l’annuncio. «Ci costituiamo in giudizio contro lo Stato per recuperare un credito imponente credito (17 milioni), figlio degli esercizi di bilancio antecedenti alla mia gestione. Vogliamo restituire alla collettività un fiume di denaro che mai come adesso sembra necessario per far ripartire la Maremma».
Sullo sfondo resta un dubbio, valido anche adesso: riuscirà Grosseto a riavere il “maltolto” prima che Roma decida, con lo sbriciolamento delle Province, di chiudere d’imperio la questione? Intanto è stato messo un primo tassello.
L’ex ministero del Tesoro ha accumulato il debito nel periodo che va dalla seconda metà degli anni Novanta al 2006. Una cifra che nei bilanci di Palazzo Aldobrandeschi viene inserita da sempre alla voce “mancati trasferimenti erariali”. Nessun dubbio sui conteggi. È lo stesso sito del Ministero dell'Interno, nelle pagine web sulla finanza locale, che definisce la posizione creditoria di ciascun ente. La nostra Provincia, peraltro, non è l’unica a vantare crediti milionari. Negli ultimi mesi è stato l’avvocato fiorentino Antonio Riga a battagliare per conto di Grosseto.
Tecnicamente la questione non è semplice da spiegare. C'è una legge, la 449 del 1997, che all’articolo 47 dispone un complicato meccanismo di regolamentazione dei flussi erariali tra il ministero del Tesoro e gli enti locali. Lo Stato, però, con alcuni enti si è dimostrato un padre ingrato.
In pratica, con l’obiettivo di ridurre le giacenze degli enti soggetti all’obbligo di tenere disponibilità liquide nelle contabilità speciali o in conto corrente con il Tesoro, i pagamenti a carico del bilancio dello Stato vengono effettuati al raggiungimento dei cosiddetti “limiti di giacenza”. Una disposizione che vale per le Province con più di 400mila abitanti e i Comuni con più di 60 mila residenti. Per altre categorie di enti, come la Provincia di Grosseto, invece, questi limiti - stabiliti con un decreto del Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica in misura compresa tra il 10 e il 20 per cento dell'entità dell’assegnazione di competenza - non hanno mai trovato applicazione. In questo modo l’amministrazione - all’epoca guidata da Lio Scheggi - si è ritrovata a non introitare, alle scadenze predeterminate, quasi 17 milioni di euro.
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