Sicurezza
Querelle per il circolo Acli Il pm chiede l’archiviazione
Ravi, dopo il “cambio di bandiera” era finito sotto inchiesta il responsabile Aics Il precedente gestore aveva lamentato la mancanza di arredi e oggetti
RAVI. La Procura non ha visto nulla di irregolare. Ha indagato per qualche mese, dopo aver ricevuto la denuncia. Ma poi ha chiesto l'archiviazione. Che è ancora pendente - il gip deve ancora prendere una decisione - ma che è tale da far tirare un sospiro di sollievo ai responsabili del circolo Aics di Ravi. Tutto quanto accaduto nel 2011, cioè tutto quanto partito dalla segnalazione sulla verifica della conformità dell'impianto elettrico fino alla devastazione dei locali, non è imputabile ai gestori del circolo (un tempo Acli e dal giugno 2011 Aics).
Il pm Maria Navarro ha chiesto l'archiviazione per Alvaro Bonelli. Quella penale era del resto soltanto una parte della lite che vedeva contrapposte da tempo le due gestioni del circolo, un tempo in via Vittorio Veneto e dall'estate 2011 (a insegna Aics) in piazza Dante Campori. Era intervenuto il giudice civile, che il 12 maggio 2011 aveva ordinato a Bonelli il rilascio immediato dei locali di via Vittorio Veneto, poiché il circolo nel 2009 aveva "cambiato bandiera" e ciò era in contrasto con lo statuto Acli. Il 16 giugno, il presidente-commissario del circolo Acli, Simone Rotini, si era rivolto ai carabinieri e alla Procura per segnalare che nei locali di via Veneto l'impianto elettrico era stato reso funzionante e che mancavano «quasi tutti i beni mobili» di proprietà Acli, dalle fioriere alla macchina per il caffè, dal televisore alla documentazione contabile, dalle panche ai mazzi di carte. Chi era stato a far sparire tutto?
Il consiglio direttivo Aics aveva respinto ogni tipo di accusa. A carabinieri e Procura aveva precisato per scritto di non aver nulla a che fare con le sparizioni, di cui anche il nostro giornale aveva dato conto poiché era stato lo stesso Rotini a darne pubblicità. «Quando avevamo riconsegnato i locali era tutto in ordine - dice oggi Serena Rossini che gestisce il bar Aics - Ed era a posto anche l'altezza dei locali. Non solo: quando avevamo lasciato non c'era alcun debito. Da quell'estate non avevamo saputo più nulla». Però evidentemente quello scontro in atto doveva aver infiammato gli animi di chi gravitava nella zona o comunque indicato una strada facile per alimentare, a insaputa degli interessati, i risentimenti: come alla fine del luglio 2011, quando alle 4 del mattino l'addetto alle pulizie aveva sentito dei colpi al vetro ma non aveva visto nessuno; e quando l'incaricata dell'apertura, il giorno successivo, aveva visto che la panchina posta davanti all'ingresso era stata portata via e posizionata davanti alla Fiat 500 della stessa Rossini.
«Adesso, grazie all'interessamento del nostro avvocato, Alessandro Maria Lecci, abbiamo saputo che c'è stata la richiesta di archiviazione»,conclude Serena.(p.s.)
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