Sicurezza
«Ora basta, occupiamo la strada di Roccalbegna»
Cittadini esasperati a 4 mesi dalla frana che ha interrotto l’accesso all’abitato «I lavori vanno a rilento, siamo isolati e pronti a fare una barriera umana»
ROCCALBEGNA. I cittadini di Roccalbegna sono pronti a una manifestazione per accelerare i tempi di riapertura della strada provinciale 160 chiusa lo scorso febbraio a causa della famigerata frana che investì il paese con uno smottamento di terreno di circa 70 ettari. Dopo l’evento franoso fu indispensabile chiudere la provinciale, perché la terra che era scivolata in basso dal terreno sovrastante, aveva ricoperto il ponte sull'Armancione, travolgendo una delle spallette e rendendo il passaggio impraticabile.
Adesso la frana è ferma, come mostra il monitoraggio del radar installato a Santa Caterina dalla Regione e la strada si può riaprire. Ma ci sono lavori da fare. La popolazione e il Comune stanno fremendo da giorni, perché l’estate si sta avvicinando e le perdite di commercianti, operatori turistici e imprenditori sono notevoli. Il paese è al collasso.
«Roccalbegna è anche un posto di transito – spiega il sindaco Massimo Galli –. Tanti ciclisti, motociclisti, ad esempio, fin dalla primavera passano di qui, magari si fermano al bar. Ora con la strada chiusa non si vede più nessuno. Per non parlare degli imprenditori che per il trasporto merci sono costretti a giri incredibili con perdita di tempo e denaro».
La strada alternativa (l’unica possibile) è la strada bianca delle Bandite, dove è stato costruito un guado ma visto il transito inusuale comincia ad essere di difficile transitabilità. Ed è proprio questa strada che i residenti minacciano di chiudere, con un sit in o con qualche altra manifestazione per dimostrare a tutti che Roccalbegna è isolata.
«La ditta che sta lavorando al ripristino del ponte – spiega Mauro Polemi, portavoce della comunità della Rocca – sta andando a rilento. Forse non ci si rende conto dell’urgenza di questo lavoro e delle perdite notevolissime che quella strada chiusa rappresenta per noi. Gli operai della ditta che ci lavora se ne vanno via prestissimo nel pomeriggio e temiamo che l’estate sfumi così, in un lampo, come è sfumata la pasqua e il primo maggio».
Il sindaco Galli dal canto suo spiega che «il Consorzio di bonifica è stato ineccepibile. Sono stati portati via circa 200 camion di terra che avevano invaso il ponte ed hanno fatto davvero presto, lavorando a ritmi serratissimi. Adesso stanno portando via i loro mezzi, perché il loro compito è finito. Ora da qualche giorno, la Provincia ha mandato una ditta per rifare la spalletta del ponte e poi rimettere un trave in cemento. Appena fatta la spalletta la strada potrà essere riaperta a senso unico alternato e sarebbe la salvezza. È vero che il ritmo di lavoro non è così intenso come quello degli operai della Bonifica e per la popolazione questa lentezza è insopportabile. L’assessore provinciale mi ha assicurato che fra pochi giorni la riapertura dovrebbe essere cosa fatta, ma è molto pesante per i cittadini, lo capisco». Proprio ieri pomeriggio la Provincia ha comunicato che la riapertura avverrà fra 10 giorni lavorativi. Dal canto loro i residenti scalpitano: «Bisogna accelerare i tempi. Siamo isolati, questa cosa bisogna finisca o chiuderemo con una barriera umana anche le Bandite».
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