Il dolore
Niente più giornali, e il grande violinista scrive al sindaco
L’edicola di Giglio Castello sospende la vendita di quotidiani. E Uto Ughi raccoglie firme per “salvare la cultura”: «La tradizione è la custodia del fuoco»
Quando le note si sprigionano dalla finestra di casa sua al Castello, serpeggiando nei vicoli e arrivando alla rocca millenaria, i gigliesi si lasciano sedurre. E lo ascoltano per strada. Ascoltano Uto Ughi, geniale maestro del violino, ormai un gigliese acquisito, che nella spettacolare isoletta passa le vacanze quando può, difendendola in tutto e per tutto (come si fa con le persone care) se ha bisogno di aiuto. L’isola soffre per la colossale tragedia del naufragio. Soffre per le scuole a rischio tagli, e boccheggia per i tanti piccoli servizi che languono, specie nelle zone periferiche. L’edicola che sorge al Casstello, proprietà della famiglia Stefanini, da mesi non vende più i giornali perché le spese della distribuzione (tutte a carico dell’edicolante) si sono rivelate negli anni superiori ai guadagni. Il traghetto per portare i quotidiani dalla terraferma all’isola ha un costo. Il furgone che carica il pacco al porto, e lo conduce al castello, costa anche quello; ma in compenso le copie vendute - tra siti e giornali in formato elettronico - sono andate in calo. Il titolare Andrea Stefanini non rientrando nelle spese ha deciso suo malgrado di tagliare i giornali, mantenendo il genere dei tabacchi. Insomma, «dopo 32 anni ho dovuto mollare la spugna». E Uto Ughi - che al Castello vive e ama comprare i giornali, considerandoli il pane dello spirito e una finestra sul mondo - di punto in bianco si è trovato con un servizio in meno, come tanti altri gigliesi costretti a rifornirsi altrove. Lancia in resta, e quasi come un cavaliere d’altri tempi, al Castello il maestro ha preso carta e penna e ha scritto al sindaco (neo-rieletto) Sergio Ortelli una bella lettera per chiedergli aiuto: 15 righe vergate a mano, in una grafia bella e armonica, seguita da un diluvio di firme (una cinquantina) il cui primo firmatario è proprio lui, il grande Uto. «Egregio signor sindaco - scrive a Ortelli - abbiamo appreso con grande rammarico la decisione di sospendere la vendita di giornali al Castello. La notizia ha riempito di stupore e sdegno tutte le persone che hanno un minimo di interesse per la cultura e per quello che succede oggi nel nostro paese. Caro sindaco, un grande pensatore disse: la tradizione non è culto delle ceneri, ma la custodia del fuoco (la frase era di Gustav Mahler, ndr). Sicuri che lei vorrà considerare seriamente questo fatto che priverebbe il Castello di un servizio fondamentale, molto cordialmente la salutiamo e di seguito riportiamo le firme di coloro che sostengono questa buona causa».
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