Il Tirreno

Grosseto

Piano di salvataggio per la ex Chelliana

di Maurizio Bernardini
Piano di salvataggio per la ex Chelliana

Il Comune stanzia 345mila euro per i solai lesionati. Aureli: «Finalmente, ma la biblioteca torni presto a vivere lì»

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GROSSETO. Un fiume di quattrini per salvare il salvabile: scatta il progetto per recuperare copertura e solai del sottotetto di palazzo Mensini, quello della ex biblioteca, in via Mazzini. Sono 345mila gli euro messi sul piatto dal Comune.

Ma sulla destinazione d’uso dello storico edificio nessuno si sbilancia. «Tutto passa, tutto torna» è il commento dell’architetto Roberto Aureli, professionista maremmano che più di ogni altro conosce la storia del Mensini e ne invoca, da anni, il pieno recupero come biblioteca cittadina. Palazzo Mensini è uno degli edifici di pregio del capoluogo. Nasce a fine Ottocento grazie alla volontà del vescovo (Mensini, appunto) e del canonico Chelli. Ospita, dal 1923, la biblioteca cittadina. Arriva la follia nazifascista e la guerra: il Mensini è bombardato, la biblioteca saccheggiata. Ma quell’antico palazzo è come la fenice. Direttore diviene un certo Luciano Bianciardi: è la rinascita. Nel 1987 l’edificio balbetta. Fioccano le prime crepe e le transenne a protezione degli studenti (al Mensini c’è pure la sede del liceo classico). Il 1995 è l’anno dello “sfratto”: la Chelliana si sposta nella sede provvisoria di via Bulgaria, presa in affitto.

Oggi, dopo quasi vent’anni, è sempre lì. Quello che il Comune mette in campo (determina dirigenziale 770 del 30 maggio) è il primo stralcio di un progetto ben più ampio. Un qualcosa che potrebbe costare circa 4 milioni di euro. Per il momento l’amministrazione vuole intervenire sulla copertura del fabbricato, «i cui elementi strutturali – si legge nell’atto firmato dall’ingegner Luca Vecchieschi - presentano lesioni significative e altri risultano sotto dimensionati per i carichi cui sono sottoposti». Il progetto esecutivo di consolidamento statico della copertura prevede «lo smontaggio della struttura compresi i correnti, la sostituzione degli arcarecci e dei puntoni, la sostituzione e il rinforzo delle capriate». C’è spazio anche per l’installazione di «pannelli coibentati in lamiera» ed è prevista «l’impermeabilizzazione con doppia guaina».

Alla notizia che a palazzo Mensini qualcosa si sta per muovere l’architetto Aureli è entusiasta. Il professionista, che tempo fa raccolse addirittura 2mila firme di grossetani che inneggiavano al “ritorno a casa” della Chelliana sfrattata, è un fiume in piena: «Lì sono già stati spesi almeno un paio di milioni di euro se non di più. Circa 750mila solo per l’impiantistica. Senza considerare opere in cemento, pali e spese per l'affitto in via Bulgaria». L’architetto parla di palazzo Mensini come d’un parente stretto, qualcuno cui vuol bene. Conosce ogni metro di quella struttura. Incaricato di curare gli allestimenti della “nuova” Chelliana da Alessandro Antichi prima e da Emilio Bonifazi dopo (Bonifazi che allargò il raggio d’azione di Aureli a tutto il progetto), l’architetto attende da anni la realizzazione del suo sogno: veder tornare a casa la Chelliana. «Lì, accanto alla biblioteca, può starci di tutto, dagli info point turistici alle onlus». Un progetto immenso che conta su 3mila 650 metri quadrati di superficie, 30 postazioni internet e su di una capienza massima di 150mila volumi. «Nella “mia” Chelliana c’è internet libero, integrazione culturale, bar, sala conferenze. Insomma, non un deposito dei libri. La biblioteca oggi è uno spazio aperto 24 ore su 24, con corsi, incontri, lezioni». Tutto questo, per il momento, resta un sogno. Ma qualcosa s'è mosso. Meglio tardi che mai.

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